Da Bernardi a Ngapeth.. 25 anni di Volley Maschile

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Un viaggio racchiude in se una storia, e questa quasi sempre racconta un cambiamento. Ogni tappa lungo il cammino corrisponde ad una continua trasformazione, a volte lenta e quasi impercettibile, altre volte brusca e radicale, ma  finché siamo in viaggio  non riusciamo ad afferrarla fino in fondo. Siamo  costretti a fermarci per cercare di capire perché è tutto così diverso.
Ed è lì che siamo oggi, alla fine di una tappa lunga un quarto di secolo, dell’immenso viaggio che la Pallavolo ha iniziato ben centotrenta anni fa, con l’obiettivo di capire com’era e com’è, come è cambiata e perché lo è in questi ultimi venticinque anni.
Per farlo abbiamo scelto due momenti importanti del tragitto, due match point fondamentali: il primo è quello da cui tutto è partito, la scintilla che forse ha definitivamente infiammato un cambiamento che cercava lentamente di accendersi già da qualche anno; il secondo inquadra lo stato dell’arte, cos’è la pallavolo oggi e da dove ripartirà per il suo nuovo viaggio.

E allora guardiamo queste due azioni soprattutto la parte conclusiva e soffermiamoci sulle scelte che i due schiacciatori,  fanno per risolvere l’alzata del proprio palleggiatore.

Teniamo in considerazione che si tratta di due match point concernenti contesti diversi:

  • Il primo è relativo ad una finale Mondiale

                                                      Andate direttamente al minuto 2:45

 

  • Il secondo è relativo ad una finale Europea

                                                 Il concetto di “Nonchalance” secondo Ngapeth

Guardando le immagini c’è subito una cosa che ci balza agli occhi: Bernardi sceglie una soluzione puramente tecnica, la palla è staccata da rete e lui colpisce alto e forte per cercare le dita dei giocatori a muro, mentre Ngapeth una prettamente spettacolare, alzata imprecisa anche per lui, che ferma la rincorsa, ritarda all’inverosimile il colpo, tanto da prendere la palla praticamente dando le spalle alla rete, cogliendo così il muro avversario in fase di discesa.
La scelta tecnica non esclude lo spettacolo e viceversa ed entrambe le azioni sono sia tecniche che spettacolari, ma il gesto di Ngapeth è sicuramente più spettacolare e dovuto all’estro infinito del Francese, che tecnicamente rilevante, nessun allenatore tenterà di insegnare ai suoi atleti durante gli allenamenti in palestra, viceversa invece per l’attacco dell’Azzurro.
Questo inquadra esattamente ciò che era e ciò che è la Pallavolo, ovvero sia uno sport che prendeva dalla tecnica la sua forza e la sua spettacolarità, con delle norme che regolamentavano rigidamente l’esecuzione del gesto tecnico nel 1990. Oggi, invece si è scelto di dare maggior pazio alla continuità del gioco e allo spettacolo, a volte anche a discapito della tecnica, per mezzo di regole più malleabili e permissive.

La nostra riflessione deve ora spostarsi sul come siamo arrivati a questo cambiamento e perché, e saranno sempre Bernardi e Ngapeth insieme ai propri compagni di squadra ad aiutarci.

Bernardi riceve in bagher

Ngapeth ad altezze siderali

Tutte e due le azioni iniziano ovviamente con la battuta, ma già qui possiamo vedere delle grandi differenze: il giocatore italiano esegue il servizio da dietro quella che viene chiamata comunemente zona 1, questo perché è il regolamento ad imporlo relegando la zona di esecuzione del servizio ad una ristretta porzione di campo   Il primo importante cambiamento è stato proprio questo, l’estensione della zona di battuta a tutta la linea di fondo campo, ed infatti come abbiamo visto, il giocatore francese batte esattamente dal lato opposto rispetto alla zona1.

Ciò, insieme all’introduzione della variante che la palla tocchi il nastro della rete durante l’esecuzione del servizio, ha costituito probabilmente il più grande cambiamento dal punto di vista tecnico-tattico degli ultimi anni. Se andate a vedere le tecniche di servizio nel 1990,  noterete che la maggior parte dei giocatori batteva i piedi a terra e pochi in salto rotante. Basti pensare che della nazionale italiana solo in due rischiavano la seconda opzione, dato che il regolamento limitava la possibilità di essere molto incisivi con il servizio e il rischio di regalare la palla agli avversari era più alto di quello di realizzare un ace. Si preferiva un servizio più tattico e usare uno o due giocatori in determinate fasi della partita per forzare la battuta e cercare di dare lo strappo decisivo per aggiudicarsi il set.

Dal ’94, anno in cui è stata introdotta l’estensione della zona di servizio e in particolare quattro anni dopo, momento in cui diviene possibile per la battuta toccare il nastro, si assiste ad un radicale cambio di tendenza: il servizio diventa la prima arma per ottenere il punto, tanto da stimolare la ricerca per rendere questo fondamentale sempre più incisivo. Nascono nuove tecniche di battuta come la “float” e la “salto float”, e si assiste ad un aumento esponenziale dei battitori in salto rotante, tanto che oggi la gran parte dei giocatori di alto livello rientrano in questa categoria.

Esemplificazione pratica e visiva di quello di cui stiamo trattando

Questo incremento ha portato ad una incisività sempre maggiore del servizio, divenuto anche più potente grazie allo sviluppo delle tecniche di allenamento, che hanno permesso un incremento del salto e della forza impressa alla palla sia in battuta che in attacco, ed una difficoltà sempre più grande per i ricevitori. Infatti, sebbene dal ’92 fossero stati agevolati grazie al’eliminazione del fallo di “doppia” (doppio tocco) sul primo tocco di squadra in bagher, si sono trovati a dover contrastare palloni sempre più potenti e che non arrivavano più solamente da una delimitata zona del campo ma da tutta la lunghezza della linea di fondo. Quindi, se dal 1994 per aiutare i ricevitori viene escluso il fallo di doppia anche dal palleggio, e per favorire lo spettacolo viene data la possibilità di colpire la palla con tutte le parti del corpo, piedi compresi, è un altro il cambiamento importante che risulta evidente dai nostri video: nel 1990 non esisteva il Libero.

Vediamo infatti come la linea di ricezione fosse composta dai due schiacciatori e dal centrale, che essendo per attitudini fisiche poco avvezzo a questo fondamentale era l’anello debole della catena e lo è diventato ancora di più nel momento in cui il servizio si è evoluto nel modo che abbiamo visto. Per questo motivo, nel 1997 è stato inventato il “Libero”. per riequilibrare le forze tra battuta e ricezione e garantire quindi una continuità al gioco. Vi era il bisogno di un giocatore esperto nei fondamentali di difesa e ricezione, che può sostituire qualunque giocatore  in seconda linea senza inficiare sul numero di cambi a disposizione della squadra (motivo per cui indossa una maglia diversa da quella dei compagni, cosicché l’arbitro possa sempre riconoscerlo), ma che non può né murare né battere, tanto meno attaccare la palla al di sopra del nastro della rete. Il Libero, tranne in rarissimi casi, entra sempre in sostituzione dei centrali dopo che questi hanno terminato il loro turno di battuta, così da avere una linea di ricezione composta solo da giocatori esperti in questo fondamentale e da consentire al gioco di proseguire col giusto numero di interruzioni.

Il Libero Mirko Corsano in fase di ricezione

Tutto questo è servito probabilmente a preparare il cambiamento più grande, quello del sistema di gioco.

Nel 1998 infatti viene introdotto il Rally-Point-System, in cui ogni azione giocata corrisponde ad un punto per una delle due squadre, con i primi 4 set che finiscono  quando una delle due contendenti raggiunge i 25 punti con almeno due punti di scarto sull’altra o in caso di parità si continua fino al raggiungimento dei due punti di scarto, (la Francia chiude il set 29-27). In caso di due set pari il set decisivo si concluderà a 15 punti sempre con i due di scarto sull’avversario. Prima di allora, vigeva il sistema del cambio palla: si poteva realizzare un punto solamente quando si era in possesso del servizio (quindi nel caso del nostro video se l’azione di Bernardi si fosse svolta dopo la battuta cubana, l’Italia non avrebbe ottenuto il punto, ma solamente il diritto alla battuta). Vinceva il set il primo che arrivava a 15 con 2 punti di scarto sull’avversario, mentre in caso di parità si proseguiva ad oltranza fino al raggiungimento del diciassettesimo punto (l’Italia vince 16-14). Se vi era la necessità di giocare un quinto set per stabilire il vincente della contesa, il set decisivo finiva comunque a 15 e con i due punti di scarto, ma ogni azione valeva un punto  e non c’era il limite del diciassettesimo punto.

Questo ha definitivamente cambiato il volto della pallavolo, stravolgendo i suoi ritmi di gioco e la durata dei suoi incontri , che con il cambio palla potevano a volte superare le tre ore. Di conseguenza si modificato anche il modo di percepirla da parte dei tifosi.

Prima di terminare questa lunga analisi non ci resta che scoprire i motivi che stanno alle origini di questo cambiamento. Nel 1984 viene eletto presidente della Federazione internazionale (Fivb) il messicano Ruben Acosta, e per lui la pallavolo si trova davanti ad un bivio: continuare per la strada fin ora seguita rimanendo uno sport di “nicchia” con un suo pubblico prevalentemente di addetti ai lavori, con il limite di non avere grandi sbocchi in ambito televisivo e ad attrarre quindi grandi sponsor, oppure prendere una nuova via che consenta al “movimento pallavolo” di crescere e contestualmente di attrarre pubblico, nuovi iscritti e sponsor, anche a costo di modificare la pallavolo stessa.

Sappiamo già quale sarà stata la sua scelta. Lo scopo di tutto era rendere il gioco più fluido, meno spezzettato, più spettacolare, così da renderlo più immediato e appetibile anche per un pubblico non di esperti, conferendogli tempi televisivi. Inoltre sfrutta quello che è da sempre il vero volano del movimento, ossia le squadre nazionali, creando la World League, un torneo che dal  1990 mette ogni anno a confronto le nazioni più forti facendole girare per tutto il mondo, esportando così la pallavolo in tutti i paesi e in tutti i continenti.

Nei suoi 24 anni di presidenza la pallavolo è cresciuta in numero di iscritti nelle varie federazioni nazionali, in visibilità e in numero di sponsor e quindi di introiti; per molti però ha dovuto pagare un prezzo troppo alto. Ma questo non è il tema della nostra riflessione.

Ora che abbiamo capito come si è arrivati da Lorenzo Bernardi (che la Fivb ha eletto miglior giocatore del secolo scorso insieme a Kiraly, simbolo della forza e della tecnica) a Earvin Ngapeth, siamo pronti per ripartire per il viaggio che ci condurrà nel futuro di questo sport.

Prima di farlo però  prendiamoci ancora un momento, un breve attimo per fare due omaggi.

Il primo alla Nazionale Italiana che in quel 1990 vinse il suo primo titolo mondiale dando il via ad una serie di successi incredibili, accendendo forse definitivamente la miccia della rivoluzione di Acosta, interrompendo una volta per tutte il domino dei paesi dell’est, ed incantando il mondo per i 10 anni successivi grazie al suo gioco tecnicamente eccelso e spettacolare.

L’Italia Campione del Mondo nel 1990

Il secondo all’uomo che quella nazionale l’ha creata e l’ha guidata alla vittoria, Julio Velasco. Un uomo che ha lasciato il segno in tutte le squadre che ha allenato, magari non vincendo con tutte, ma cambiando la mentalità, delle sue squadre e dei suoi giocatori, trasformandoli  in vincenti.

                                                                        Silenzio, parla Velasco

Chiudiamo allora con le sue parole e dedichiamo un attimo del nostro tempo per capire, anche solo lontanamente, come quest’uomo rese la nostra nazionale una delle più forte di tutti i tempi.

Valerio Pignalosa Conti

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