Dear Basketball

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La notizia era nell’aria da tempo, ogni airball, ogni faticosa penetrazione o lento rientro in difesa non facevano altro che ricordarcelo. Lo sapevamo tutti, tutti eccetto Kobe Bryant. Ci ha messo un po’ a capirlo, ha dovuto elaborare una decisione epocale, si è dovuto rendere conto di non essere più il giocatore di un tempo, ma soprattutto di non poter tornare neppure ad avvicinarcisi. Così Kobe Bryant, il cestista più forte della nostra epoca, probabilmente l’attaccante puro più immarcabile di tutti i tempi ha detto basta, si ritirerà al termine di questa stagione. Lo ha fatto affidando una struggente lettera a TPT, che ovviamente è in “down” per l’eccessiva mole di traffico proveniente dai 4 angoli del globo.

Qualcuno suggerisce di leggerla ascoltando “Hello” di Adele, io credo che sia meglio farlo dopo aver ascoltato “This is it” di Michael Jackson, perché anche per Kobe “This is it” Ciò che traspare da questa lettera è un amore immenso, sconfinato, spesso doloroso ma incredibilmente vero per il Basket. Il filo conduttore di un’intera esistenza, da quando era bambino e sognava di giocare da professionista, a quando ha deciso di smettere. In mezzo una carriera irripetibile, una carriera che i numeri, benchè imponenti, non riescono a raccontare appieno. Ecco le parole dedicate dal Mamba alla sua amata pallacanestro:

“Dear basketball,

From the moment
I started rolling my dad’s tube socks
And shooting imaginary
Game-winning shots
In the Great Western Forum
I knew one thing was real:

I fell in love with you.

A love so deep I gave you my all —
From my mind & body
To my spirit & soul.

As a six-year-old boy
Deeply in love with you
I never saw the end of the tunnel.
I only saw myself
Running out of one.

And so I ran.
I ran up and down every court
After every loose ball for you.
You asked for my hustle
I gave you my heart
Because it came with so much more.

I played through the sweat and hurt
Not because challenge called me
But because YOU called me.
I did everything for YOU
Because that’s what you do
When someone makes you feel as
Alive as you’ve made me feel.

You gave a six-year-old boy his Laker dream
And I’ll always love you for it.
But I can’t love you obsessively for much longer.
This season is all I have left to give.
My heart can take the pounding
My mind can handle the grind
But my body knows it’s time to say goodbye.

And that’s OK.
I’m ready to let you go.
I want you to know now
So we both can savor every moment we have left together.
The good and the bad.
We have given each other
All that we have.

And we both know, no matter what I do next
I’ll always be that kid
With the rolled up socks
Garbage can in the corner
:05 seconds on the clock
Ball in my hands.
5 … 4 … 3 … 2 … 1

Love you always,
Kobe”

Si chiude un’era. Chi scrive non ha vissuto appieno l’epoca di Jordan, era troppo piccolo per farlo, ma ha registrato su VHS quella puntata di NBA News del Gennaio 2006, quella in cui il suo eroe ne aveva messi 81, una cifra ridicola se ci pensate, 81 punti, non ce ne voglia Wilt e il suo Basket di una volta, ma in quel Lakers-Raptors del 22 Gennaio 2006 è andata in scena la più grande prestazione offensiva di tutti i tempi. E la cosa assurda è che fosse nell’aria, perchè ne aveva segnati 62 in tre quarti contro i Mavs, perchè in quella stagione giocava un alieno in grado di segnare strisce di 50 o + come se fosse una routine, uno che è andato ai Playoff con Smush Parker e Luke Walton, Kwame Brown e Ronnie Turiaf e dopo un capolavoro con i Suns è andato ad un soffio dalle semifinali di conference, sostanzialmente solo contro tutti.

Bryant Lakers

Kobe Bryant, simbolo dei Los Angeles Lakers, con 5 titoli vinti in gialloviola

Potrei snocciolare i momenti più alti della carriera di Bryant, culminati in 5 titoli e in un solo MVP che grida vendetta – se non fosse stato per l’accusa di stupro sarebbero stati almeno 3 – parlare delle prestazioni sensazionali neppure avvicinate dai campioni che guidano in questo momento la lega. Potrei farlo e probabilmente lo farò in un altro articolo, datemi il tempo di elaborare il lutto sportivo. Non è questo il momento. Ora c’è solo da porre l’accento su questa dichiarazione d’amore, un amore folle e incondizionato verso il Basket, che lo ha ripagato con un conto in banca a 9 zeri, con una fama sconfinata e tanti successi, ma che ha preteso allenamenti più duri rispetto a quelli dei suoi colleghi, gli ha chiesto di giocare su una gamba sola, con un braccio solo. Si è rotto l’indice della mano destra e non ha fatto una piega, ha modificato la tecnica di tiro per essere ancora più mortifero. E’ tornato da infortuni spaventosi e finché l’età glielo ha concesso si è rialzato più forte di prima. L’amore per il Basket, alla fine, lo stava umiliando, riducendolo ad essere un giocatore qualunque, uno dei tanti, lui che è stato da solo sull’Isola, lui che non ha avuto pietà, lui che ha rimesso in piedi da solo una finale olimpica che rischiava di distruggere una nazione. Lui è Kobe Bryant, non un cestista qualsiasi.

Bryant NBA

Bryant festeggia il titolo NBA, è stato il cestista più forte della sua epoca

La fame di vincere, gli occhi della tigre ed il morso del Mamba, nessuno ha mai aggredito una partita come Kobe Bryant, non con quella fluidità dei movimenti, non con quella prepotenza fisica, non con quella concentrazione sovrumana che creava un filo invisibile fra lui e il canestro. Quindi, Dear Basketball ti chiediamo un piccolo miracolo, sappiamo che è difficile ma già lo hai fatto una volta con Jordan mandandoci Bryant, quindi mandaci un altro Kobe, perché la NBA non sarà la stessa cosa senza di lui.

Giuseppe Villani

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Giuseppe Villani

Studente di medicina con la passione per qualsiasi competizione. Leggere, scrivere e suonare è tutto quello che so fare. Vodka Martini please, shaken, not stirred.

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