NBA, i Miami Heat sono campioni del mondo!

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Miami ce l’ha fatta, gli Heat ce l’hanno fatta, Pat Riley ce l’ha fatta, i Big Three ce l’hanno fatta, Lebron James ce l’ha fatta! I ragazzi di Spoelstra al termine della stagione più particolare dell’ultimo decennio perchè caratterizzata dal lockout, hanno conquistato per la seconda volta della loro storia il titolo NBA al termine di una serie che li ha visti prevalere da tutti i punti di vista rispetto agli avversari di turno, quegli Oklahoma City Thunder da cui era lecito aspettarsi di più ma che dalla loro hanno il fatto di avere l’età media più bassa di tutta la lega e quindi un futuro che potra essere soltanto che roseo. 4 a 1 è un risultato che non lascia appello: Miami ha vinto tutte le 3 gare all’American Airlines Arena , più ovviamente quella alla Cheese Apeake Arena che ha indirizzato la serie dalla loro parte.

Gara 5 è stata quella meno equlibrata, nella quale Miami ha dominato in tutto l’arco del match in tutte e due le metà campo. Oklahoma è stata punita in tutte le sue scelte difensive, Miller appena entrato dalla panchina ha messo due triple di fila (al termine saranno 7 con 8 tentativi) che hanno sancito il primo parziale importante del primo quarto che ha spinto gli Heat in doppia cifra di vantaggio. James inarrestabile sotto canestro, ogni qualvolta penetrava attirava a sè tutto il quintetto dei Thunder, il quale lasciava cosi spazio ai tiratori di Spoelstra che mai come questa notte si sono rivelati efficienti: infatti Miami ha tirato con un 53,3% dal campo che fà venire i brividi se pensiamo al misero 39% di Oklahoma. In questa situazione di gioco oltre a Miller, bisogna riconoscere il lavoro di Chalmers e soprattutto Battier che al termine della serie può vantare un 15 su 26 dietro l’arco che lo consacra come il miglior tiratore delle Finals. Il vantaggio di Miami tocca anche le 15 lunghezze, nonostante un Kevin Durant mai domo che concluderà la sua prima serie di finale Nba con 32 punti e 11 rimbalzi; peccato per Brooks che questa notte Westbook non sia riuscito a ripetere la celestiale prestazione di gara 4 visto che a referto ha scritto 19 punti ma con un disastroso 4 su 20 al tiro e zero su 5 da tre punti. Nel terzo quarto Oklahoma sembra rientrare dagli spogliatoi con un altro piglio, un Ibaka ritrovato segna dopo un bel rimbalzo d’attacco e poi Durant in contropiede riportano a contatto la franchigia più giovane della lega , ma come da rituale della serie nel momento topico esce dal guscio Miami e il suo dominatore incontrastato ovvero LBJ. Prima con una penetrazione e lo scarico per la tripla di del Marine ex Memphis in arte Shane Battier , poi con un appoggio al tabellone arrivando dal lato debole (Oklahoma non è mai riuscita ad attuare nel suo piano difensivo una difesa accurata su James nel lato debole poichè non ha giocatori in grado di marcarlo in quella fase del gioco e Harden che è stato il più sacrificato in tal senso ha dimostarto i suoi limiti difensivi abbondantemente) , James spacca sostanzialmente la partita. I Thunder provano un’ultima flebile reazione causata più dagli Heat ormai già con la testa rivolta al premio, che per meriti propri, ma lì i Big Three e soci gli inferivano il colpo di grazie: una pioggia di triple cadeva sulla squadra dell’Oklahoma a firma dello sfacciato Chalmers, del redivivo (non sappiamo per quanto ancora) Miller e del solito inappuntabile Battier spedivano Miami verso la postazione del commisioner David Stern dato che il vantaggio era arrivato a toccare quota 25 punti. L’ultimo quarto funge da passerella finale, James si va a sedere in panchina addirittura a 3 minuti dal termine insieme a Wade, Spoelstra da spazio anche alle seconde linee come Turiaf, Jones e la mascotte Howard sempre utilissima come uomo fondamentale per lo spogliatoio. Anche Brooks toglie i suoi Big a vantaggio di ragazzi che questa serie non l’avevavno ancora vissuta da protagonisti come Ivey , Hayward e Aldrich. Finisce 121 a 106, con James che prima del fischio finale va abbracciare affettuosamente il suo amico di giochi estivi Kevin Durant e con lui tutti i suoi compagni.

Risulta difficile non elogiare gli Heat al termine di questa splendida cavalcata e non saremo noi i primi a cercare di farlo. C’è da dire che gli Dei della pallacanestro hanno voluto che gli anelli finissero a South Beach, forse per dare una lezione ai giovani di Oklahoma, che hanno pagato in questa serie tutto ciò che hanno sbagliato. Harden è mancato clamorosamente in tutte e 5 le gare tranne che in gara 2, saranno stati nell’ordine delle 20 unità gli appoggi a canestro sbagliati anche se è vero che il ferro spesso li ha puniti oltre i loro demeriti, troppi i tiri liberi sbagliati soprattutto in gara 2 e gara 3. Ma le Finals si vincono con le piccole cose, con quei dettagli per i quali si lavora una vita e che bisogna concentrare in 15 giorni. Bosh tornato dall’infortunio recentemente, è entrato nella rotazione in punta dei piedi per poi convincersi a giocare centro, cosa che non aveva mai voluto fare prima. Wade è tornato a rappresentare un fattore per la propria franchigia, tirando con maestria e tornando ad essere il giocatore più forte della lega in recupero su un avversario. Battier ogni che come abbiamo gia anticipato ma non ci stancheremo mai di elogiarlo, ha tirato in maniera irripetibile dalla lunga distanza e quelle poche volte che combinava un danno in attacco era già dall’altra parte per subire ciò per cui sostanzialmente è pagato e lautamente: lo sfondamento, unica e vera specialità della casa. Chalmers che in cuor suo è convinto di poter essere l’uomo immagine della lega, ma che grazie al suo orgoglio misto a sfacciataggine, ha saputo rappresentare una continua minaccia dall’arco e in certi istanti lasciato pensare agli addetti ai lavori che i Big in campo fossero 4 e non 3. Miller che andrebbe citato, per onestà intelletuale, solamente per la passerella della scorsa notte, unico episodio in cui la sua mano ha costituito una sentenza per quelli dell’Oklahoma, ha però commosso tutti perchè ha giocato in condizioni proibitive a causa di una schiena da ricostruire e che avrebbe costretto molti di noi all’ospedale. Ma la voglia di vincere il suo primo titolo e di salutare, se così fosse costretto a fare, il suo mondo con un anello al dito ha prevalso su tutto e tutti e bisogna rendergliene atto. E poi Lebron james, mai come in queste Finals il “prescelto” dagli Dei, l’ago della bilancia della serie, l’unico nella storia di questo magico evento sportivo a far registrare 30 punti, 10 rimbalzi e 7 assist di media dai tempi di Oscar Robertson, il quale però giocava un’altra pallacanestro, ad un altro ritmo e ad un altro numero di possessi. Dopo tante peripezie, le finali perse, le critiche subite, la famosa “Decisione” , i colpetti di tosse per prendere in giro Nowitzki l’anno scorso, ha finalmente saputo mettere al servizio della sua squadra il suo fantastico talento, limitando i tiri da fuori e giocando più nel pitturato, zona dove ad oggi è inarrestabile. Finalmente l’ha capito, bravo Spoelstra ha convincerlo, bravo lui a dimostrare una amturità in campo e fuori che fino ad ora non aveva mai mostrato. Bravo Pat Riley che ancora una volta, da vincente quale è, ha saputo raggiungere l’obiettivo prefissato che lo consacra ancora di più come uno degli uomini più “Nobili” che l’Nba contemporanea possa vantare. Gli Heat fanno festa mentre I thunder conoscono l’umiliazione della sconfitta in finale per la prima volta, ma una cosa è certa: questa due franchigie per talento, età media e staff tecnico , saranno ancora lì, tra 350 giorni circa a lottare per il titolo cosi come hanno fatto quest’anno. E non è da escludere lo stesso copione anche nella stagione 2012-2013, anzi conoscendo Durant e soci non mi stupirei affatto se la finale vedesse protagonisti ancora le palme della Florida da una parte e la voglia di rivincita dell’intera popolazione che anima l’Oklahoma dall’altra.

 



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Giuseppe Villani

Studente di medicina con la passione per qualsiasi competizione. Leggere, scrivere e suonare è tutto quello che so fare. Vodka Martini please, shaken, not stirred.

6 CommentsLeave a comment

  • I THunder ci hanno fatto comunque sognare e di questo gli siamo grati.. aspettiamo con ansia la prossima stagione e magari un Deron Williams con la maglia dei Lakers.. chissà! 🙂

  • Bel articolo Fra complimenti. Purtroppo non ho potuto vedere le partita della finale per cui il mio giudizio è abbastanza limitativo..anche se gli highlights su nba.com fanno intuire molto. Miami dopo la prima stagione vinta con solo Shaq e Wade torna a vincere con LeBron e Bosh nonostante per tale vittoria si è dovuti aspettare 2 anni..complimenti vivissimo ai Thunder che in molte occasioni hanno dimostrato di meritare la finale. Vedremo cosa sapranno fare l’anno prossimo.
    Attendo con ansia la prossima stagione. GO LAKERS 😉

  • anche se non sono loro tifoso è giusto che gli Heat e James abbiano vinto! Giustissimoooo se pensiamo al fatto che Chicago abbia fatto la fine che ha fatto è proprio vero che l’anno prossimo sarà ancora piu bello, con i Lakers che prenderanno qualcuno di grande sicuramente, i thunder che vorranno la rivincita, San Antonio che è sempre forte e ricordatevi che l’anno prossimo Minnesota farà grandi cose!! ragazzi grazie a voi, continuate a seguirci che ci fa un enorme piacere! Tra l’altro domani ci saranno le pagelle su tutte le Finals e continueremo a tenervi aggiornati sul mercato Nba ogni volta che ci saranno notizie!!

  • Indiscutibilmente il più forte. E’ così, quest’anno ha vinto il più forte. I giovani sono troppo giovani.
    L’amaro resta per non essermi giocato Miami in gara 2 e Miami vincente a inizio serie, entrambe cose che avevo qui pronosticato! 😀

    L’anno prossimo sarà tutto più bello. E ricordiamoci quei Bulls col miglior record eliminati per l’infortunio di uno dei giocatori più dominanti della lega… Quel “cosa sarebbe successo se…”, tanto bello quanto inutile, probabilmente il prossimo anno troverà risposta!

    Grazie ancora per questi fantastici articoli. Sono stati molto utili per “seguire” un minimo la serie (anche se l’eventuale gara 7 l’avrei vista, esami o non esami).

  • Giusto, giustissimo così.
    Rispetto all’anno scorso James ha fatto un bel bagno d’umiltà ed i risultati sono evidenti. È indiscutibilmente il più forte cestista in attività.

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