Sorrentino, il grande sottovalutato

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C’è chi dal proprio lavoro è riuscito a trarre la massima soddisfazione. Chi invece ha avuto tante delusioni e pochi sorrisi. E poi c’è chi è stato gratificato da una carriera positiva che però, a ripensarci bene, sarebbe potuta essere straordinaria. Arriva sempre quel momento. Quel momento in cui si guarda al proprio passato, si riflette a mente fredda sul percorso iniziato tempo prima e ci si chiede se tutto è andato per il verso giusto, secondo le proprie aspettative, oppure se qualcosa poteva andar meglio, magari con un pizzico di fortuna in più o prendendo decisioni diverse. I portieri di calcio questo momento lo vivono solitamente alla soglia dei 40 anni, l’età in cui, la maggior parte di loro, sta per appendere gli scarpini al chiodo. Ma prima che i tre portieri in questione decidano di ritirarsi, mi pare giusto analizzare e confrontare in tre diversi articoli le loro carriere, che sono tutte e tre positive ma che, per diversi motivi, non hanno rispecchiato fino in fondo il loro reale valore. Sto parlando di Stefano Sorrentino, Albano Bizzarri e Marco Storari, gli attuali estremi difensori di Palermo, Chievo e Cagliari.

 

Stefano Sorrentino

Il capitano rosanero, 37 anni a marzo, è il più giovane dei tre, ed è quello che, a mio avviso, chiuderà la carriera con maggiori rimpianti rispetto agli altri due sopra citati. Per sua stessa ammissione, varie volte è stato vicino, anzi vicinissimo ad approdare in grandi squadre, ma per diversi motivi il trasferimento ha avuto un esito negativo. Juve Stabia, Varese, Torino, AEK Atene, Recreativo Huelva, Chievo e Palermo: Sorrentino, Juve Stabia esclusa, è stato sempre il numero uno indiscusso di queste squadre, che però non si possono certamente annoverare tra i top club. Ed ecco uno dei motivi per cui, a mio giudizio, il portiere nato a Cava de’ Tirreni non è finito alla Juve, alla Roma o in altre big: il necessario ed incessante bisogno di sentirsi protagonista, sempre e comunque. “Non faccio la chioccia a nessuno. Ma non perchè mi sento più forte, ma perchè caratterialmente sono un competitivo ed il fatto di allenarmi tutti i giorni è una sfida quotidiana, per dimostrare che tutte le domeniche devo essere presente e soprattutto protagonista”. Parole sue, e non è mai stata una questione di soldi o di categorie. Se in Serie A non ci fosse più posto per lui, sarebbero due le alternative: o trovarsi una squadra in B, in Lega Pro o addirittura nei dilettanti, pur di giocare titolare e continuare a godersi in prima linea il calcio giocato, oppure ritirarsi e dedicarsi alla sua famiglia. In tal senso, tra Sorrentino e Storari c’è un abisso: quest’ultimo infatti ha accettato di fare la riserva di Buffon per 5 stagioni, di cui le ultime 4 coronate da altrettanti scudetti, 1 Coppa Italia e 2 Supercoppe italiane, ma pur sempre vissute da seconda scelta. Ma c’è di più.

Il portiere del Palermo è uno di quelli senza peli sulla lingua, il primo a metterci sempre la faccia quando le cose vanno bene ma anche e soprattutto nei momenti più difficili, come accaduto recentemente con Ballardini, l’ex allenatore dei siciliani. Da vero uomo Sorrentino si è caricato sulle spalle il peso di una situazione paradossale, perchè a Verona i siciliani hanno giocato e vinto “Senza aver preparato la partita” una gara decisiva per la salvezza. Uno 0-1 sofferto, nel quale il capitano rosanero ha sfoderato una prestazione sontuosa, compiendo interventi decisivi ai fini del risultato finale. “Non permetto a nessuno di toccare l’integrità morale e professionale della squadra, perchè divento una iena. Chiunque l’abbia fatto si deve scontrare con me. Preferisco sentirmi dire che sono scarso, ma non accetto di essere accusato di scarso impegno”. Ecco, premesso che in una big una situazione del genere non sarebbe mai potuta accadere o meglio, in qualsiasi società gestita da un presidente che non rispondesse all’identikit di Zamparini, immaginatevi che tipo di risvolti può assumere una serie di dichiarazioni come quelle di Sorrentino, ma soprattutto un genere di personalità poco incline all’indottrinamento esterno. La ragione in questo caso è nettamente dalla parte di Sorrentino, ma nei grandi club conta non solo la sostanza dei risultati ma anche la forma: avere uno come lui in squadra significa certamente poter contare su un valore aggiunto, ma anche rischiare di avere una voce forte all’interno dello spogliatoio, in grado non solo di “mettere in riga” l’ambiente esterno ma anche, qualora ne avvertisse la necessità, quello interno. Perchè Sorrentino è un portiere fuori dagli schemi, poco calcolatore e molto istintivo: spettacolare ed eccentrico sul terreno di gioco, spesso pungente nelle dichiarazioni extra campo. Un sindacalista nel ruolo di calciatore.

Tutta la grinta di Stefano Sorrentino

Sul piano tecnico lo ritengo uno dei più forti portieri italiani in attività. Reattivo tra i pali, attento nelle uscite alte e basse, abile con i piedi e poi quella voglia, quella carica che mette ogni volta che scende in campo, confermata dalle esultanze subito dopo ogni intervento decisivo. La stessa che gli consente di tenere alta la concentrazione per tutto l’arco della partita e di guidare la propria difesa con grande personalità e sicurezza. Durante la stagione 2009/2010 parò 4 rigori (record personale che eguagliò due stagioni dopo), trascinando il Chievo di Mimmo Di Carlo ad una salvezza miracolosa: quint’ultimo posto finale e quinta miglior difesa del campionato. Nel suo primo anno con la maglia del Torino (il primo per lui in Serie A), fa la riserva di Luca Bucci, ma nella stagione successiva contribuisce alla risalita dei granata nel massimo campionato. Sorrentino ha saputo rendersi protagonista anche all’estero: prima con l’AEK Atene per due stagioni, dove con lui tra i pali la squadra centra due ottimi ed insperati secondi posti in campionato, poi in Liga, al Recreativo Huelva, dove gioca tutte e 38 le partite e conquista la salvezza, nonostante la squadra fosse stata ritenuta spacciata ad inizio stagione. Senza dimenticare un altro record: l’estremo difensore del Palermo è stato il primo calciatore italiano ad aver giocato nel club più antico di Spagna. Certamente non è un fenomeno, alcuni errori, a volte, li ha commessi: ricordo ad esempio la papera contro il Bologna di qualche anno fa, quando un pallone già suo gli sfuggì dalle mani, regalando il goal ai felsinei (“il peggiore errore della mia carriera”). Ma ciò che conta è il bilancio complessivo: l’estremo difensore campano, alla fine di ogni stagione, ha sempre portato punti in più alla propria squadra, mai in meno. Resta il fatto che, nonostante quest’ottima continuità di rendimento, nessun grande club in Italia ha avuto il coraggio di puntare su di lui come prima scelta. Non credo di esagerare se dico che Stefano Sorrentino è il portiere italiano più sottovalutato degli ultimi 10 anni. Oggi, nonostante le quasi 37 primavere sulle spalle, è ancora lì, pronto a battagliare tutte le domeniche per la permanenza in A del Palermo, che non può prescindere dal suo capitano. E’ alto 180 cm, non molti per un portiere a dir la verità, ma compensa questo suo limite naturale con una straordinaria esplosione fisica e con una grande forza mentale. “Quello del portiere è il ruolo più difficile nel calcio, ma a me piace da impazzire. Siamo da soli contro tutti, è questo il bello”. In conclusione, due curiosità. Il padre, Roberto Sorrentino, era anch’egli un portiere: dal 1979 al 1984 fu capitano del Catania e contribuì al ritorno degli etnei in Serie A. “Papà abbastanza severo, pochissimi consigli, credo di averlo superato e di essere più forte di lui, che mi guarda da lassù”. Riti scaramantici? Uno su tutti: mettere sotto il parastinco il santino della nonna che non c’è più. “Il calcio va giocato, non va guardato”: concetto chiarissimo, giocherà finchè potrà e vorrà, ma non finirà la sua carriera da seconda scelta, statene certi.

Oltre ai pregevoli gesti tecnici e alla fantastica reattività, di Sorrentino mi è sempre piaciuto il senso della posizione: è uno di quei portieri che sa fiutare il pericolo e sa dove piazzarsi per tentare di scacciarlo. Bravissimo sui tiri ravvicinati, pronto anche su quelli dalla distanza.

 

Matteo Fadanelli

 

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Matteo Fadanelli

Classe '91, vivo a Roma e studio Giurisprudenza alla Sapienza. Buongustaio doc, mi nutro di calcio con grande piacere, tutte le volte che non mastico qualcos'altro. Fan sfegatato dei calciotti con gli amici, quel pallone che rotola sul prato verde non mi annoia proprio mai. Combattente per natura, tengo sempre alta la bandiera del Rock N' Roll!

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