“C’era una volta”: la Grande Guerra e lo Scudetto conteso

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24 Maggio 1915, una delle date più importanti nella storia Italiana. Dopo aver firmato un patto con la Triplice Intesa, ed aver, di fatto, abbandonato la Triplice Alleanza, l’allora Regno d’Italia dichiara Guerra all’Austria-Ungheria, e in Veneto, sulle sponde del Piave, parte l’offensiva di terra.
Proprio in questi giorni, a distanza di 100 anni da quel giorno,  si ricorda l’evento che ha segnato per sempre la storia della nostra Nazione, considerato dagli italiani non solo come l’entrata nella guerra Mondiale ma anche l’inizio della quarta guerra d’Indipendenza, che si chiuse con la presa dei territori istriani e di quelli dell’Adige (territori poi persi dopo la seconda guerra mondiale). Moltissime le leve arruolate per la guerra. Molti giovani dovettero partire per il fronte, specialmente chi gravitava nel mondo sportivo.

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Erano gli anni in cui si viveva il primo vero e proprio boom del calcio. Si contarono addirittura 25 squadre nel campionato di calcio di Prima Categoria (l’allora prima divisione) nel campionato 1911/1912 alle 52 del 1914/1915. Proprio questo campionato fu interrotto a causa dello scoppio del conflitto. In Italia non si giocò più a calcio fino al 1919.

Andando a sfogliare però gli almanacchi del calcio italiano, lo “Scudetto” del 1914/1915 risulta assegnato al Genoa. Ma come mai e da chi è stata presa questa decisione? Per rispondere bisogna andare a studiare la composizione del campionato di quell’anno.

Accennavo al fatto che le squadre della prima divisione erano 52. Ovviamente fare un campionato unico era impossibile, quindi fu effettuata una divisione in due Macro-Tornei. Il Torneo Maggiore ed il Torneo Centro – Meridionale. Questo secondo torneo nacque nel 1912. Prima di allora infatti solamente le squadre del nord partecipavano al campionato di prima divisione, per via del grande divario tecnico con le squadre del resto del Paese.

All’interno di questi due Macro Tornei le squadre erano divise in sei gironi per quanto riguarda il Torneo Maggiore (che per comodità possiamo definire torneo del Nord, considerando che vi partecipavano solamente squadre appartenenti a città situate nell’Italia settentrionale) e due gironi nel torneo Centro – Meridionale (girone Laziale e girone Toscano). Dopo la fase di “Regular Season” le vincitrici e le piazzate di ogni girone, si affrontavano in altri gironi. Nel caso del Torneo del Nord, vi erano quattro gironi composti da quattro squadre ciascuno, le quattro prime classificate dei gironi di “semifinale” avevano diritto a partecipare al girone finale del Torneo Maggiore.

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Diversa la situazione per il torneo Centro – Meridionale: le prime due squadre dei due gironi (Laziale e Toscano) si sfidavano nel girone di Finale composto da 4 squadre. Entrambi i gironi di finale erano composti da partite di andata e ritorno. Le vincitrici dei due gironi avrebbero vinto il titolo “Regionale” (ovvero Campione del Torneo Maggiore e Campione del Torneo Centro Meridionale) per  poi affrontarsi nella finalissima che assegnava lo scudetto nazionale.

Purtroppo, il sopraggiungere della Guerra impedì al campionato di giungere al termine, e venne sospeso prima dell’ultima giornata dei gironi di Finale. Dopo 4 anni, la FIGC assegnò a tavolino lo scudetto al Genoa, scelta che però non sembra essere la più giusta e sportiva.

Infatti, al momento dello stop, il Genoa era prima nel suo girone di Finale, dove la classifica diceva: Genoa 7, Torino 5, Inter 5, Milan 4. I punti assegnati per ogni vittoria all’epoca erano 2, e rimanevano da disputare Genoa – Torino e Milan – Inter. Torino e Inter potevano quindi affiancare il Genoa in vetta, il che avrebbe dato origine ad un nuovo girone di spareggio.
Situazione analoga nel girone Meridionale, dove la Lazio era capolista con 8 punti (uno in più del Genoa) seguita da Roman (squadra antenata della Roma, che ancora non era nata) e Pisa appaiate a 6 punti e Lucca fanalino di coda con 0 punti. In questo caso, le partite ancora da disputare erano Lazio – Lucca e Roman – Pisa, dando vita anche in questo girone a potenziali situazioni di parimerito in testa alla classifica. La finale nazionale non è mai stata disputata.

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A cosa è dovuta allora la decisione della Federazione di assegnare il titolo al Genoa? Non è dato sapersi almeno ufficialmente, in quanto non vi è stato alcun processo o comunicato ufficiale. L’unica cosa che è dato sapere è che il regolamento della fase a gironi prevedeva infatti che in caso di sospensione del campionato a stagione in corso, le classifiche finali sarebbero state quelle relative alle gare disputate fino a quel momento. Dunque, in ogni caso Lazio e Genoa sono campioni del Torneo Centro Meridionale la prima e del Torneo Maggiore la seconda. Resta il dubbio relativo alla finale scudetto.

Una prima idea fu quella di disputare la partita tra le due squadre, ma considerando che dei numerosi giocatori chiamati alle armi, solamente in pochi sopravvissero al conflitto, l’ipotesi venne presto accantonata. La FIGC decise di prendere la situazione di petto e assegnò il titolo nazionale al Genoa. La motivazione era di carattere puramente tecnico: le squadre del Torneo Centro – Meridionale erano di caratura inferiore rispetto a quelle del Torneo Maggiore. Si presero come esempio le due precedenti finali scudetto (1912/1913 e 1913/1914) dove in entrambe le occasioni la Lazio (vincitrice del Torneo Centro – Meridionale) perse in finale contro le vincitrici del Torneo Maggiore (il Pro Vercelli nel primo anno ed il Casale nel secondo).
E’ evidente che la decisione non può che destare più di una perplessità. D’altronde i tempi erano molto diversi da quelli attuali e la forza “legale” delle società erano ben diverse. Ora le squadre di professionisti hanno uffici legali da fare invidia alle più grandi multinazionali, prima a farsi garanti dei diritti delle società vi erano solo una ventina di persone, mosse solamente dalla voglia di giocare per divertirsi e spesso, senza intascare neanche lo straccio un rimborso.

Era il calcio del fango e della polvere, palle di cuoio e zero infrastrutture, con i giocatori pronti a partire in guerra qualora e non appena lo Stato li avesse chiamati. Impensabile per i professionisti di oggi. Ulimo caso forse quello del viola Mohamed Salah, richiamato una paio di anni fa alle armi dallo Stato Egiziano, impegnato a combattere le violenze della Primavera Araba, e che solo l’intervento del Governo Inglese (allora Salah giocava in Inghilterra) e del comitato olimpico Internazionale riuscirono ad impedirne la partenza.

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Solo da un paio di anni a questa parte, il presidente della polisportiva Lazio Buccioni sta paventando l’ipotesi di presentare quello che più che un ricorso si potrebbe definire un “esposto”. Claudio Lotito, presidente della Lazio Calcio, invece non è mai intervenuto a riguardo, anche se più di una voce di corridoio lo descriverebbe stuzzicato dall’idea di appropriarsi di quello scudetto, rimpinguando il palmarès della sua società e pareggiando quello dei rivali della Roma, se ne facciamo una questione di scudetti.

Forse la soluzione migliore, anche in segno di rispetto per tutti i calciatori di quel campionato, sarebbe stato non assegnare quello scudetto a nessuno, e ripartire direttamente dalla nuova stagione del 1919.
Anche perché pensateci: se per un qualsiasi evento particolare, la finale di Sabato sera di Champions League non dovesse essere disputata, sarebbe giusto concedere la Coppa a tavolino al Barcellona perché tecnicamente più forte della Juventus e perché provata da un cammino verso la finale nettamente più tosto di quello dei bianconeri?

 

Alessandro Lanza

 

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Alessandro Lanza

Romano, vivo a Cagliari per lavoro dove mi occupo di Meteorologia Aeroportuale all'aeroporto di Elmas. Appassionato di sport americani ed ex-giocatore di baseball, pratico lo sport "mandibolare" a tavolino, preferibilmente in compagnia di amici!

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  • Continuate a tacere del fatto che la Lazio doveva ancora giocare la partita contro l’Internazionale Napoli, cosa che smonta tutta la richiesta (che già dovrebbe essere smontata in partenza perchè pretende nel 2016, con i criteri del 2016,di entrare nel merito di una questione del 1920).

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