El Clasico in un’azione

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Quando, al minuto 9:05, Ivan Rakitic raccoglieva a trequarti campo una respinta di testa di Sergio Ramos, El Clasico del Real Madrid terminava appena cominciato. Quell’istante segna la presa del Bernabeu da parte del Barcellona, che attraverso una ragnatela di 24 passaggi stana i Blancos fino a trafiggerli per la prima volta con Suarez. Con la semplicità di chi è arrivato al campo, si è cambiato, pettinato, e una volta sistematosi del tutto ha cominciato perfino a giocare.

Se avete visto la partita per intero e se ci ripensate a due giorni di distanza, la sfida più attesa del calcio mondiale è durata il tempo esiguo di far passare in vantaggio il Barcellona, oppure non è mai cominciata. Non capita tutti i giorni che la prima azione da gol diventi tale, ma soprattutto che quell’azione illustri che tipo di partita sarebbe stata, diventando non solo il manifesto del trionfo blaugrana ma anche, permettetemi di dirlo, soprattutto della disfatta totale del Madrid. Ѐ proprio questa l’azione in cui si palesano tutti gli imbarazzanti errori della squadra di Benitez, perché se è vero che per fare 24 passaggi in un minuto serve una proprietà tecnica abbinata ad una dose massiccia di pazienza di cui solo i catalani dispongono al mondo, è altresì vero che rispetto ad altre manifestazioni estreme della superiorità del Barca questa è una delle meno sconvolgenti, perché troppo poco ostacolata dagli avversari.

L’azione coinvolge principalmente Rakitic, Pique, Sergi Roberto e Busquets e si svolge prevalentemente sul centro-destra blaugrana, in una zona poco pericolosa del campo. Il Real Madrid non pressa di squadra, ma lo fa timidamente solo individualmente; ciò nonostante, la difesa non è particolarmente bassa e quindi attaccabile alle spalle con un lancio lungo, se solo il Barcellona desiderasse farlo. Come dirà Fabio Capello durante la telecronaca, la tattica del Real è quella di aspettare e ripartire, ma a ben vedere non sta aspettando, bensì si sta consegnando. Se decidi di aspettare il Barcellona come insegnò, tra le prime squadre in Europa, il Milan di Massimiliano Allegri, lasci che giochino sulle corsie laterali, serri le fila strutturando due linee compatte e strettissime in modo che nessuno possa inserirsi tra esse. Inoltre, una volta che il pallone giunge sulla trequarti, la pressione aumenta, cercando con organizzazione e grinta di recuperare il pallone e ripartire.

Provate a vedere voi stessi, osservando il posizionamento perennemente scorretto dei madridisti, le distanze estreme tra i reparti, la propensione a non stare bassi sulle gambe, a corricchiare qua e là senza mai veramente aggredire. Ma osservate anche il dominio spirituale del Barcellona, la fortuna nell’avere un difensore come Piqué in grado di toccare con beneficio per la propria squadra così tante volte il pallone in poco tempo, la maestria sottovalutata di Busquets nel saper prima di ricevere il pallone cosa fare, l’arma illegale da un punto di vista tattico che risponde al nome di Sergi Roberto.

 

Ciò che sconvolge è come i madrileni si facciano attrarre dal pallone come farebbero dei bambini nelle prime partitelle giocate all’oratorio, lasciando la propria posizione di competenza senza veramente aggredire, liberando lo spazio per il passaggio o un inserimento avversario. Sostanzialmente i Blancos si sono fatti toreare a turno dai blaugrana, il che è troppo allucinante per ritenerlo frutto di una strategia. Ѐ molto più presumibile che sia l’emblema della disorganizzazione. Siccome tutti sono in visibile imbarazzo e nessuno sa esattamente cosa fare, la cosa più naturale è lasciare la propria posizione e uscire all’aperto, cosa sconsigliatissima anche in missione di guerra. L’ulteriore problema è che a farlo sono poi giocatori come la nuova e triste versione di Bale, ma soprattutto elementi come Modric e soprattutto Kroos, i quali non sono propriamente soliti sporcarsi i pantaloncini.

Nel momento in cui l’azione del Barcellona trova sfogo, Piqué aumenta la velocità del passaggio servendo Busquets, che con la solita maestria del giostrare la sfera, approfitta dell’ennesima sconcertante fuoriuscita dai blocchi di Kroos e dell’avanzamento di posizione non richiesto di Modric; a questo si aggiunge l’errore di comunicazione tra Kroos e Modric, poiché entrambi decidono di contrastare Busquets e per giunta con tempi non sincronizzati. Sergi Roberto, che aveva chiamato il taglio gesticolando, rendendolo dunque palese al mondo ancor prima della sua materializzazione, si infila indisturbato; quindi, dopo aver preso velocità e con lo stop a seguire eluso l’uscita in ritardo di Ramos, serve Suarez che segna un gran gol di esterno destro di prima intenzione. Suarez è stato solo l’ultimo giocatore del Barca liberato dalla parvenza di rotazione difensiva Blanca, perché prima che Ramos decidesse di provare a fermare da solo Sergi Roberto, era proprio lui il marcatore dell’ex Liverpool. Se poi Marcelo non previene quello che può accadere, marcando il signor nessuno sul suo lato ormai abbandonato da Sergi Roberto, la frittata è bella che fatta. La fiera dell’orrore difensiva è condita da un linguaggio del corpo comune deprimente, che ha determinato una serie di posizioni del corpo stesso inadatte a difendere.

Sebbene i primi due minuti del match siano stati appannaggio del Real Madrid, appena terminata la sfuriata nervosa iniziale si è percepita subito una disorganizzazione di fondo. Il Real Madrid si è posizionato in fase di non possesso con un 4-4-2, che si evolveva nel classico 4-2-3-1 tanto caro a Benitez quando Bale si posizionava dietro Benzema. Che Cristiano Ronaldo in primis non sia entusiasta della posizione in campo è evidente, poiché confinandolo sull’esterno lo coinvolge meno nel gioco d’attacco, impegnandolo molto di più nella fase difensiva. Molti indizi lasciano pensare che siano in molti a non essere contenti ed è la prima volta negli ultimi cinque anni madridisti che si torna a riscontrare un atteggiamento ingiustificabile da parte della squadra, sempre mediamente positivo sotto le gestioni di José Mourinho e di Carlo Ancelotti. Tentare di capire cosa stia succedendo dalle parti di Valdebebas non è esattamente semplice, più di una fonte spagnola parla di una formazione, quella schierata da Benitez, come un atto di reverenza nei confronti del presidente Florentino Perez, ossia il vero ideatore di questo schieramento.Ѐ il motivo per cui è difficile da credere che un allenatore dell’esperienza di Benitez possa aver preparato una partita così, che potremmo analizzare sotto mille altri aspetti che rinforzerebbero lo sconcerto generale ma che per inquadrarla correttamente basta davvero raccontare l’azione del gol di Suarez. Come se Benitez abbia messo in campo una squadra non sua, sperperando quanto di sufficentemente buono costruito nei primi due mesi stagionali in cui seppur il suo Madrid non abbia incantato, era per lo meno sempre sceso in campo con coscienza. In Italia si è parlato di ammutinamento verso qualcosa o qualcuno per molto meno, a giudicare dal rendimento di Ronaldo e soci in una sfida così importante per decine di ragioni che esulano anche dal mero calcio giocato, è tutt’altro che follia pensare di riproporre questo concetto.

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Rivogliamo il vero Cristiano Ronaldo

Se pensiamo ad altre sconfitte dell’era moderna del Real al cospetto del Barcellona, né il 6-2 subito in casa alla prima impresa del Barca di Guardiola, né la famosa “Manita” presagivano un fracaso, come da definizione del quotidiano spagnolo Marca, di queste proporzioni. In quei casi il Real Madrid fu sconfitto calcisticamente da due versioni diverse di una squadra irripetibile dal punto di vista della coralità tecnica, questa volta non ha minimamente giocato al cospetto del Barcellona più forte di sempre se ne facciamo una questione di undici titolare, ma molto più calcolatore e altalenante all’interno della stessa partita, il che lo rende molto meno padrone del campo rispetto al passato. Ѐ il compromesso firmato da Luis Enrique per poter prolungare con lo stesso gruppo di giocatori un ciclo di cui parleremo tra decenni. Mentre come al solito, quando si parla del Real Madrid, bisognerebbe approfondire in un settimanale dedicato le evoluzioni di un’organizzazione unica nel suo genere, che potrebbe tranquillamente essere protagonsita di un Reality Show. Ѐ bastato abbassare di poco il livello del conduttore per tornare a stimolare più discussioni del Grande Fratello.

 

Francesco Lorenzato  –  @cescogallo

 

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Francesco Lorenzato

Sono un Core de Roma di 23 anni, ambasciatore in Italia per l'associazione "RadioTelePcSport dipendenti". A tempo perso studio Scienze Politiche e pascolo in mezzo a un campo di calcio con l'idea di tentare di arbitrare. Da piccolo mi sono avvicinato al calcio per Simone Inzaghi, al Basket per JR Smith, alla Formula 1 per Mazzacane. Spero che almeno nel raccontare sport sia in grado di prendere la strada giusta. Credo che come esiste un modo ideale di praticare uno sport, ne esista anche uno per raccontarlo.

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  • Tanto per capirci, il Barcellona ha dominato il Real e Messi ha solo giocato uno scampolo di partita a risultato acquisito. Se Munir non si fosse mangiato qualsiasi cosa, staremmo parlando di un risultato storico! Benitez deve cambiare rotta, anche rapidamente.

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