La Lazio di Petkovic: i motivi del successo

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Siamo solo al 30 Gennaio, tracciare bilanci potrebbe sembrare prematuro ma dal momento che la prima delle due semifinali di Coppa Italia che ha visto affrontarsi Lazio e Juventus ha emesso il suo verdetto, ci sembra corretto rendere omaggio a quella che finora è stata la una delle pochissime certezze in una stagione del calcio italiano che di certezze ne conferisce ben poche: la Lazio di Vladimir Petkovic. La vittoria di ieri, ottenuta con testa, gambe e una non indifferente dose di fortuna, trinomio indissolubile per arrivare alle vittorie, rimarrà a lungo nella memoria dei tifosi biancocelesti e di quegli amanti del calcio spettacolo e senza logica che si è materializzato in tutte le sue possibili forme durante i 6 minuti di recupero decretati dall’arbitro Banti. La Lazio ha ottenuto una qualificazione che aveva già ottenuto formalmente con il gol di Gonzalez e poi rimesso in discussione con l’errore di Radu per il pareggio di Vidal, poi riottenuto con la zuccata di Floccare e poi rischiato di perdere definitivamente se solo Marchisio si fosse ricordato del prestigioso nome che porta sulla maglia. La Lazio ha vinto perché senz’altro ha le stelle dalla sua ma anche tante qualità che nel calcio di oggi fanno tutta la differenza del mondo e che troppi tendono a sminuire o a dimenticare. La Lazio sta ottenendo questi strabilianti risultati perché in questo momento è una delle tre squadre in Italia che riesce a sopperire a mancanze, infortuni, errori arbitrali e fattori imponderabili di ogni tipo. La Lazio è semplicemente ciò che bisogna essere per pensare di poter competere ad alto livello, ovvero sia più forte degli eventi.

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Se nei primi due mesi di stagione, Petkovic era riuscito ad ottenere gli stessi risultati esprimendo un gioco a tratti anche spettacolare, nell’ultimo mese complice un calo fisico evidente e che sarà ancor più palese nelle prossime settimane, la Lazio ha perso in dinamicità, lucidità e conseguentemente in termini di piacevolezza estetica. La squadra del post feste natalizie ha somigliato moltissimo a quella che ha visto per due anni Edy Reja al suo timone, ma con una diversa consapevolezza dei propri mezzi e capacità di colpire nei momenti importanti, frutto di 5 mesi di lavoro con Petkovic. Dunque, nel momento in cui i titolarissimi hanno dovuto rifiatare, i rincalzi hanno confermato una volta di più che non possono neanche lontanamente garantire lo stesso rendimento di quelli che sono le quattro pedine focali del sistema di gioco laziale, ovvero sia Klose, Hernanes, Ledesma e Gonzalez. Da ciò derivano le difficoltà delle ultime settimane e la necessità di Petkovic di fare scelte a tratti anche impopolari, vedi la formazione rimaneggiata che ha messo in campo nella sfida persa contro il Chievo. La Lazio non è il Barcellona, non può pensare di giocare ogni partita surclassando l’avversario. A tal riguardo, l’allenatore ex Young Boys denota una grandissima capacità di gestione delle energie e degli impegni, che talvolta passa per qualche sconfitta (in ogni caso la Lazio ha finora perso 5 partite tra campionato e coppe, solo la Juve ne ha perse di meno) ma che alla lunga porta ai risultati.

Tatticamente, l’idea di gioco di Petkovic è delle più semplici quanto delle più efficaci. Potendo contare su individualità importanti nel reparto offensivo, il tecnico sa bene che prima o poi qualcosa davanti succede e che è molto più importante basare il tutto su un’attenta organizzazione difensiva. Se poi Marchetti è tornato a livelli da nazionale, Biava disputa la sua miglior stagione della carriera, facendo pulizia su qualsiasi cosa gli passa tra i piedi, Dias si conferma un giocatore di sicuro affidamento e Ciani una riserva che sarebbe titolare in altre 17-18 squadre della Serie A, allora capite che chiunque sfrutterebbe le capacità di questi giocatori.  La particolarità che è anche la peculiarità di questa squadra, è che la Lazio non difende mai passivamente, ma lo fa correndo in avanti e in fase di non possesso sfrutta palesemente il miglior sistema di pressing corale della Serie A dopo quello della Juventus. Se guardate con attenzione le sue partite, non fa differenza che siano in casa o fuori, la Lazio recupera il pallone praticamente subito dopo averlo perso, tanto che è raro che la squadra avversaria abbia una percentuale di possesso palla maggiore della sua al termine della gara. Quando la squadra sta bene fisicamente, è non il caso di questo periodo in senso stretto, la velocità di Candreva e la “gamba” di Lulic divengono fondamentali per dare respiro alla manovra, e gli inserimenti perpetui ma imprevedibili nella tempistica di Gonzalez e Mauri decisivi per supportare Klose o chi per lui in zona gol. Affermare che si tratta di una squadra catenacciara è dunque una falsità, dato che la linea difensiva biancoceleste non difende bassa all’interno della propria area di rigore e che la Lazio porta in media 3-4 giocatori nell’area di rigore avversaria. La difficoltà a far gol la si spiega invece con la dipendenza innegabile dalle prestazioni del bomber tedesco e dalle caratteristiche di quei giocatori che si, convergono in area di rigore con puntualità e diligenza, ma che semplicemente non hanno nel loro carnier più di 4-5 gol a campionato, Hernanes a parte. Nonostante questo, quando la Lazio è riuscita a sbloccare il risultato ha poi spesso dilagato, vincendo la metà delle sue partite con 2-3 gol di scarto sugli avversari, a riprova del fatto che l’idea di attaccare c’è ed è viva. D’altronde, quale allenatore sarebbe tanto pazzo da non valorizzare il miglior reparto della propria rosa? Petkovic lo fa senza integralismi tattici, passando dalla difesa a 3 a quella a 4 durante l’arco del match, adattandosi all’avversario senza alcuna remora e dimostrando una preparazione tattica invidiabile della propria squadra, moderna e adatta a giocare ad ogni latitudine se ce n’è una. I numeri dicono che la Lazio ha la terza difesa del campionato e un attacco non trascendentale ma solido. E poi gruppo unito e coeso come nei sogni più intimi del presidente Lotito, mai un caso di indisciplina che ha visto coinvolto i giocatori determinanti. La Lazio è la dimostrazione che per vincere o quantomeno andarci vicino, basta molto meno di quello che si crede. Basta interpretare con elasticità e lucidità un gioco semplice quale è il calcio.

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Non bisogna per forza innamorarsi di questa squadra, ma allo stesso tempo bisognerebbe inquadrarla da un punto di vista calcistico tendente alla verità, lasciando da parte per un istante antipatie, preconcetti e sfottò. Bisognerebbe, inoltre, attribuirle ciò che le spetta e non false etichette pronte ad essere smentite di domenica in domenica. Il catenaccio non abita a Formello per i motivi sopra descritti, ma se anche se vi abitasse non sarebbe un problema o un motivo di cui vergognarsi; chi critica e sbeffeggia il catenaccio, rinnega una tradizione secolare del calcio italiano principalmente basata su questo schema, in assoluto uno dei più vincenti della storia del gioco. L’Italia campione del mondo del 2006 a tratti lo ha messo in pratica nella sua forma più estrema, l’Inter di Mourinho nell’indimenticabile serrata difensiva del Camp Nou contro il Barcellona e andando ancora più indietro squadre epiche come il Milan di Nereo Rocco e l’Inter di Helenio Herrera. Di esempi potremmo farne a decine.

È sbagliato allo stesso modo attribuire alla sorte i meriti di tutti i risultati che la Lazio sta ottenendo da 3 anni a questa parte. Infatti, era scorretto concettualmente affermare che la Lazio di Reja è stata una squadra fortunata dal momento che nel momento topico, soprattutto per propri demeriti, ha mancato clamorosamente l’appuntamento col successo anche causa episodi sfortunati. In questa stagione è meno scorretto affermarlo, ma se lo si afferma implicitamente si afferma anche che la Lazio è una squadra forte a tutti gli effetti. Questo perché la fortuna va di pari passo con il valore reale della squadra in questione. Vi ricordate una squadra vincente e sfortunata?  Tuttavia, è impossibile pensare in qualsiasi ambito sportivo e della vita, che la fortuna risulti decisiva sul lungo periodo. In un campionato composto da 38 giornate è rarissimo se non impossibile che si lotti per vincere solo grazie alla fortuna e a nient’altro. La fortuna sta con i forti e aiuta gli audaci. E chi vince è stato semplicemente più forte degli episodi sfortunati. Ora è il caso della Lazio, nelle prossime stagioni sarà il caso della Roma e della Fiorentina e chi per loro. Basterebbe dare a Cesare quel che è di Cesare,  considerare la Lazio solo per quello che è ovvero sia una grande squadra.



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Giuseppe Villani

Studente di medicina con la passione per qualsiasi competizione. Leggere, scrivere e suonare è tutto quello che so fare. Vodka Martini please, shaken, not stirred.

11 CommentsLeave a comment

  • La Lazio non ha l’Appeal ne il prestigio di MIlan, Inter e Juve, anzi manco quello della Roma.. rimane e rimarrà sempre una squadra di seconda fascia.. e il presidente centra poco e niente a riguardo.. piuttosto ringrazia che per una serie di numeri della dirigenza (Hernanes, Petkovic, Klose, ma anche le cessioni di Kolarov e simili) ti hanno portato a lottare per andare in Champions.. quando hai rischiato di fallire per debiti.. se volevi Balotelli, Pirlo o Snejder dovevi tifa per un’altra squadra.. è come il Romanista che si lamenta perchè la Roma non vince 😉 ogni squadra ha la sua dimensione

    • io nn volevo Messi, CR7 o Balotelli. Volevo quei 2/3 giocatori in grado di poter far rifiatare l’11 titolare… la squadra ha 13/14 giocatori. non di più…. Giocano sempre gli stessi., specialmente a centrocampo. lotito ha costruito una squadra forte, ma gli manca sempre quel piccolissimo sforzo per il salto di qualità…. voglio vedere quando giocherai con Ledesma squalificato e sarai costretto a mettere brocchi regista……

  • la lazio, purtroppo, grazie alla dirigenza, o meglio, solamente al proprio presidente, ha perso un’occasione, l’ennesima, di fare il salto di qualità definitivo.

    • Questo discorso vale se il presidente avrebbe la possibilità di fartelo fare.. beh il presidente della Lazio questa possibilità non ce l’ha e tanto meno la volontà, quindi già troppo ottieni per le potenzialità economiche che hai!

  • e ti dirò la Lazio era già un ottima squadra con Reja. Petkovic ha portato maggiore consapevolezza all’interno dello spogliatoio di quello che questa squadra può fare. E lo si vede dalla continuità delle prestazioni e dei risultati.

    • Esatto! ha portato ciò che mancava per fare lo step decisivo oltre ad avere una versatilità tattica maggiore e l’idea di poter far giocare bene la squadra se infortuni e altri fattori lo permettono, cosa che Reja non contemplava neanche lontanamente..

  • Sono d’accordo e te lo dice un romanista! La Lazio è una squadra compatta ed equilibrata e sa interpretare al meglio le due fasi di gioco. Petkovic valorizza al meglio le caratteristiche dei suoi giocatori e credo che questo allenatore sia la vera rivelazione del campionato. Si è praticamente immedesimato nel calcio italiano perchè penso che la Lazio sia la squadra più “italiana” per quanto riguarda il sistema di gioco e per come lo attua. Solida in difesa e pungente davanti con giocatori di spessore. Si possono solo fare i complimenti a questa Lazio.

    • é verissimo e sottolineo in particolare una cosa che hai detto e che è giustissima: in un periodo in cui tutti vogliono imitare sistemi di gioco diversi, modi di giocare stranieri, tiqui taca spagnolo, la Lazio di Petkovic è l’unica squadra che ottiene risultati giocando nell’unico modo che porta risultati da 80 anni: ovvero il gioco all’italiana! Furbo e intelligente.

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