Gigi Pizzaballa, l’uomo dalla figurina introvabile

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Tutti voi avrete almeno una volta nella vita scartato un pacchetto di figurine Panini pronunciando le fatidiche frasi “Ce l’ho… Mi manca…”. Ecco, la figurina numero 1 degli album stagioni 1962/63 e 1963/64, quella di Gigi Pizzaballa, è stata per anni la cosiddetta “introvabile”.

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Gigi con la sua figurina

Quando avevo più o meno sei anni, mi sono iscritto alla scuola calcio del mio quartiere a Bergamo: il Celadina. In realtà non fu una parentesi molto proficua sotto l’aspetto dei risultati personali. Diciamo che tendevo a fermarmi in mezzo al campo a guardare gli altri, salvo, ogni tanto, chinarmi a far finta di allacciare gli scarpini. Ma non è di questo che vi volevo parlare, e per fortuna aggiungerei, ma di quel vecchietto che, tanto pazientemente, cercava di farmi capire che a calcio il pallone va colpito di piatto e non di punta. Io lo chiamavo semplicemente Gigi e solo qualche anno dopo scoprii che era Pier Luigi Pizzaballa.

Pier Luigi, o meglio Gigi, prima di allenare, o come preferisce dire lui, educare, è stato un portiere bergamasco che annovera tra le sue squadre in carriera Atalanta, Roma, Milan e Verona, oltre ad aver anche esordito con la Nazionale maggiore il 18 giugno 1966 come subentrato ad Albertosi in occasione della partita amichevole tra Italia e Austria, vinta dagli azzurri per 1-0 con gol di Burgnich al 73’.

Classe 1939, Gigi prima di iniziare la sua carriera si è dato da fare come garzone alla Drogheria Serighelli e, quando non lavorava, si dilettava al campo dell’oratorio con gli amici. Essendo il più piccolo del gruppo, veniva spesso costretto a difendere la porta, ruolo che poi fece suo. A intravedere per primo in lui la stoffa per sfondare, fu il suo parroco Don Antonio che, di nascosto, andava a prenderlo per portarlo col motorino a fare alcuni provini.

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Pizzaballa ai tempi del Milan

Dopo l’inizio con il Verdello, è stato acquistato dalla squadra per la quale tifava, l’Atalanta, in qualità di vice di Zaccaria Cometti. Difese la porta della Dea dal 1958 sino al 1966, entrando di diritto nella storia della squadra di Bergamo come componente di quell’organico che, nella stagione 1962/63 conquistò la prima ed unica nella sua storia Coppa Italia, battendo per 3-1 il Torino allo Stadio Giuseppe Meazza (Qui la sintesi della finale).

Venne, quindi, acquistato prima dalla Roma, dove però i risultati non furono all’altezza delle aspettative nonostante la vittoria di una Coppa Italia nella stagione 1968/69, passò quindi al Verona, anni in cui scoprì la sua passione per la produzione vinicola, fu poi il turno del Milan ed infine il ritorno a casa, nella sua Bergamo e nella sua Atalanta.

Addirittura quando militava tra le fila dei Veronesi, il suo cuore nerazzurro lo spinse a compiere gesti incredibili, come quando il 20 maggio 1973 in campo la sua squadra stava vincendo senza problemi, ma contemporaneamente l’Atalanta lottava per non retrocedere e allora Gigi, quando la squadra attaccava, si faceva passare una radiolina dal raccattapalle per ascoltare la radiocronaca.

Un portiere mica male, tanto da entrare nella lista dei candidati alla porta della Juventus, prima che quest’ultima decidesse di virare sull’estremo difensore del Napoli Zoff.

Tante parate, alcune incredibili, come quando parò due rigori in due minuti al giocatore della Fiorentina De Sisti in Fiorentina Milan del 31 marzo 1974, ma anche qualche episodio meno piacevole. Emblematiche le tre reti subite in 5 minuti in un derby contro l’Inter giocato in maglia rossonera, o quando subì ben cinque reti in una partita dal Viola Kurt Hamrin. Dice Pizzaballa che da quel giorno, ogni volta che si incontravano, Hamrin lo salutava con la mano ben distesa, anche a tanti anni di distanza.

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L’Atalanta 1963/64 con la coccarda della Coppa Italia. Gigi il primo in basso a sinistra

Vi è però un fatto, non legato ai suoi voli tra i pali, che lo portò agli onori della cronaca in tutta Italia. Nei primi anni in cui la Panini pubblicò le sue collezioni di figurine dei calciatori, la figurina di Pizzaballa era introvabile. Introvabile non nel senso di rara, ma nel senso di inesistente. Eh già, infatti, prima nella stagione 1962/63 e poi in quella 1963/63, Pizzaballa, che allora giocava nell’Atalanta, saltò il turno con il fotografo Panini, che in quegli anni si presentava una sola volta nel ritiro della squadra per scattare le fotografie. Un anno Gigi era a casa infortunato, mentre quello dopo era partito militare. L’Atalanta era inoltre la prima squadra dell’album e lui il primo giocatore della squadra e così, prima che la Panini decise di rimediare all’errore a febbraio, quando riprese il giro, Gigi divenne l’“introvabile”.

Non era, quindi, strano sentire tra gli appassionati che si dedicarono al completamento dell’album una cosa tipo: “Oh, ma tu ce l’hai Pizzaballa?”, o addirittura un “Ti do tre Rivera e due Mazzola per un Pizzaballa”. Tutto pur di completare l’album e riempire quel buco.

Dal canto suo, Gigi si è detto piacevolmente divertito sotto l’aspetto del costume. Un po’ meno sotto quello sportivo. Dopotutto, come ricorda lui, non è stato soltanto una figurina e, seppur assente sull’album Panini, in campo c’è sempre stato.

 

Daniele Bondanese

 

 

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Daniele Bondanese

20 anni, sono uno studente di psicologia con una profonda passione per il calcio in tutti i suoi aspetti. Seguo con particolare attenzione i giovani talenti emergenti nei principali campionati europei. Forte interesse per tutta la serie A e B ed il Foggia Calcio per la Lega Pro.

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