L’Atalanta e la paura di perdersi

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Quattro sconfitte consecutive, un gioco mai decollato, una classifica pericolosa e tanta, tanta paura di non farcela: queste le ragioni dell’addio di Colantuono, sostituito dall’eterno Edy Reja.

Il 52enne tecnico romano, ormai ex Atalanta, squadra che ha guidato dal 2010 fino ad oggi

Vi ricordate, cari lettori, la gagliarda Atalanta di Colantuono dello scorso campionato? Quella squadra che conquistò la salvezza con 7 giornate d’anticipo, quella delle 6 vittorie consecutive, quella dei 50 punti in classifica? Penso proprio di sì, in fondo era solo un anno fa. Già, eppure analizzando l’attuale stagione della Dea, ci si rende conto ancora una volta di come nel calcio tutto possa improvvisamente ribaltarsi nel giro di poco tempo. Perchè al di là dei 23 punti in classifica (3 in più del Cagliari terzultimo), la crisi dell’Atalanta si avverte sul piano del gioco e delle prestazioni. Partiamo da un principio elementare: nel calcio per vincere bisogna segnare, e questa squadra non segna, o meglio, fa una fatica bestiale a buttarla dentro. L’ormai collaudato 4-4-1-1 di Stefano Colantuono quest’anno non ha portato a risultati soddisfacenti per un motivo principale: l’attaccante leader delle ultime salvezze nerazzurre, El Tanque German Denis, a cui società e tecnico hanno sempre mostrato immensa gratitudine, ha segnato appena 4 reti in campionato, poche rispetto ai 13 centri dello scorso anno e ai 15 di due stagioni fa. Un attaccante come Denis deve star bene fisicamente per rendere al meglio, non essendo dotato di tecnica eccelsa, ed è chiaro come l’argentino non sia mai riuscito quest’anno ad acquisire una forma fisica che garantisca continuità di rendimento nel lungo periodo. Fortemente condivisibile quindi la scelta del d.g. Marino di accaparrarsi Mauricio Pinilla nel mercato di gennaio, nel tentativo di rimpinguare il magro bottino dei goal segnati dal Tanque. Il cileno sta fornendo buone prestazioni, ed è stato decisivo nell’eccezionale rovesciata che ha steso il suo ex Cagliari, avversario diretto per la salvezza, all’ultimo minuto qualche settimana fa. Fortunatamente il reparto avanzato dovrebbe presto riabbracciare Maxi Moralez, rimasto ai box per infortunio negli ultimi match. Il folletto nerazzurro, autore di 5 goal in questa stagione (miglior realizzatore atalantino per ora) è una pedina fondamentale per garantire velocità ed imprevedibilità ad un modulo che pare esser divenuto troppo macchinoso e prevedibile.

El Frasquito in azione, veste la maglia dell’Atalanta dal 2011

Dalle ultime 4 partite di campionato l’Atalanta è uscita con le ossa rotte, e se ci può stare di perdere con Fiorentina, Inter e Juve vista la caratura degli avversari, l’ultima sconfitta in casa contro una Samp in evidente calo fisico nell’ultimo mese e per giunta priva di Eder, Obiang e Soriano ha fatto saltare un banco già sufficientemente pericolante. E’ di qualche ora fa infatti la decisione della società bergamasca di esonerare Stefano Colantuono dalla guida tecnica, dopo un intenso e positivo percorso durato cinque anni. L’uomo che nel 2010 vinse al timone dell’Atalanta il campionato cadetto, l’uomo che ha conquistato tre salvezze consecutive con la squadra nerazzurra, l’uomo che ha saputo dare un’identità di gioco ben precisa ai suoi uomini, oggi, come dire, è già storia. Al di là delle evidenti difficoltà dell’attuale stagione, personalmente ritengo che questa scelta, sicuramente sofferta vista la stima reciproca tra Colantuono e la società, sia stata dettata da un fattore su tutti: la paura. La paura di venir risucchiati nella zona calda a 12 giornate dalla fine del torneo, la paura di non riuscire più a cambiare una classifica che ora è preoccupante e domani potrebbe divenire disperata. E’ vero che sarebbe stato pressochè impossibile per la Dea ripetere lo straordinario campionato dello scorso anno, perchè, parliamoci chiaro, la dimensione dell’Atalanta è sempre stata quella di lottare fino alla fine per salvarsi. Ma è altrettanto vero che la società, dopo l’exploit di un’annata da record, non si aspettava di dover soffrire così per raggiungere l’obiettivo salvezza. Una salvezza che probabilmente sarebbe stata conseguita lo stesso ancora col timoniere di Anzio alla guida della nave, ma che credo sarebbe giunta stavolta più per demeriti altrui che per reali meriti personali di mister Colantuono. Ecco spiegato dunque l’esonero del tecnico romano, che comunque saluta la piazza a testa alta dopo l’ottimo lavoro svolto in questi anni.

E chi poteva accollarsi un’eredità così pesante sulle spalle se non lui, Edy Reja, il maestro di salvezze per eccellenza? Già, il presidente Percassi, il d.g. Marino (suo grande estimatore e principale sponsor) e il d.s. Sartori hanno scelto di affidare la squadra ad un veterano della nostra Serie A, uno che a 70 anni ha ancora la grinta di un ragazzino e la voglia di mettersi di nuovo in gioco, in barba al tempo che passa. Reja non ha bisogno di presentazioni, ormai lo conosciamo tutti: lavorerà soprattutto sul piano psicologico per infondere al gruppo quella fiducia che oggi pare smarrita. E pazienza se l’Atalanta non sarà la Charlize Theron della Serie A tecnicamente parlando. Di sicuro con Reja acquisterà pragmatismo. Sono convinto che i bergamaschi abbiano tutte le carte in regola per restare in A, e l’arrivo del tecnico goriziano non può che essere una garanzia in tal senso.

Edy Reja approda sulla panchina dell’Atalanta, dopo aver allenato qualche anno fa Napoli e Lazio

 

Matteo Fadanelli

 

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Matteo Fadanelli

Classe '91, vivo a Roma e studio Giurisprudenza alla Sapienza. Buongustaio doc, mi nutro di calcio con grande piacere, tutte le volte che non mastico qualcos'altro. Fan sfegatato dei calciotti con gli amici, quel pallone che rotola sul prato verde non mi annoia proprio mai. Combattente per natura, tengo sempre alta la bandiera del Rock N' Roll!

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