Non è tutto Oro quel che è… FIFA

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L’ennesimo Pallone d’Oro di Messi non ha fatto altro che affossare ancor più la credibilità del massimo Organo calcistico mondiale. Un anno tremendo per Blatter e soci, conclusosi con le dimissioni e la squalifica dello svizzero e con il “noioso” quinto trionfo dell’argentino.

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Messi, Messi, Messi, Messi e ancora Messi. Più che un riconoscimento, una sentenza: il Pallone d’Oro è fatto della stessa materia del fuoriclasse argentino. Quinto trionfo dal 2008 ad oggi che, se aggiunto ai tre successi dell’eterno rivale Cristiano Ronaldo, ha letteralmente trasformato il nuovo Pallone d’Oro FIFA in un vero e proprio “Pallone Noia”. Altro che colpi di scena, rullo di tamburi e squilli di trombe: il tanto decantato riconoscimento del massimo organo internazionale del mondo del calcio ha assunto sempre più i toni da cerimonia di routine “da inizio anno”, sfiorando addirittura il patetico. E non sono certo mancate le polemiche. Attenzione, non fraintendiamoci: Lionel Messi era, è e sarà sempre un campione eccelso di questo sport, dentro e fuori dal campo e quindi merita ampiamente quanto raccolto finora a livello individuale e di squadra. Quello che desta perplessità, piuttosto, è la mancanza di un criterio reale di giudizio nell’assegnazione del premio: siamo sicuri che i votanti siano perfettamente a loro agio in tal ruolo?

Proviamo a fare una breve excursus storico , necessario a chiarire il nodo della questione. Il Pallone d’Oro nasce nel 1956 per opera della rivista sportiva francese France Football con il nome di Calciatore Europeo dell’Anno; tale denominazione lascia fin da subito poco adito a dubbi sul reale obiettivo del riconoscimento: rendere merito al miglior calciatore di nazionalità europea e militante in una qualsiasi squadra del globo. E il regolamento tale rimarrà fino al 1994, registrando in questo lasso di tempo un’alternanza di “fenomeni” assoluti, dal capostipite Matthews alla “freccia argentina” Alfredo Di Stefano. E ancora Eusebio, Rivera, Crujiff, Platini, Van Basten e una miriade di altre stelle. Praticamente tutto il meglio che questo sport abbia mai offerto. Da metà novanta, appunto, si cambia: la partecipazione è estesa a calciatori di qualsiasi nazionalità, appartenenti a qualsiasi club facente parte della FIFA (dal 2007) fino ad arrivare al recente “capolavoro” della fusione tra lo storico premio e il FIFA World Player, creando l’attuale Pallone d’Oro FIFA, in vigore dal 2010.

I criteri di assegnazione del premio, come recita l’articolo 10 del regolamento dello stesso, sono i seguenti:
– insieme delle prestazioni individuali e di squadra durante l’anno preso in considerazione;
– valore del giocatore (talento e fair play);
– carriera;
– personalità, carisma.

E se i suddetti quattro punti non sono affatto da mettere in discussione, altrettanto non si può dire del sistema di votazione: la vecchia formula prevedeva la votazione di esperti giornalisti sportivi che eleggevano, sulla base dei criteri citati, il miglior giocatore della stagione. Ma evidentemente questa formula (rimasta immutata per la bellezza di oltre 50 anni) non appagava totalmente gli addetti ai lavori; si è così pensato di estendere il diritto di voto anche a tecnici e calciatori. Bella idea, in pieno rispetto della democrazia e meritocrazia. A questo punto, però, ritorniamo all’inquietante domanda iniziale: siamo sicuri che i votanti siano a loro agio in un tale ruolo? A rafforzare le perplessità ci hanno pensato, in questa edizione 2015, anche alcuni nomi illustri del panorama calcistico mondiale come Lahm e il “nostro” Gianluigi Buffon. Il centrocampista campione del mondo ha dichiarato senza mezze misure che per lui “soltanto un giocatore di livello internazionale e di successo può avere lo status indispensabile per vincere”. Il tedesco insiste nel sostenere che l’attuale Pallone d’Oro finisce inevitabilmente col premiare il giocatore più conosciuto ed acclamato dai media. Qualche cifra? Cristiano Ronaldo vanta attualmente, sul noto social network Facebook, 108 milioni di followers, Lionel Messi più di 81 e Neymar  54. Praticamente i primi tre del podio ( in altro ordine, naturalmente). Questo, secondo Lahm, va a condizionare pesantemente il giudizio della maggior parte dei votanti che, trovandosi di fronte ad una lista di candidati, tendono a privilegiare quelli che conoscono di più e non quelli che hanno raccolto i maggiori successi in stagione. Altra storia quella del portierone azzurro, addirittura escluso dalla lista dei potenziali vincitori del premio. Un affronto talmente evidente da spingere la Federcalcio ad obbligare il giocatore a non votare, provocando una vera e propria frattura tra l’organo calcistico italiano e quello internazionale.

Purtroppo lo strascico di polemiche legate all’assegnazione del Pallone d’Oro FIFA sono soltanto la ciliegina sulla torta dell’ Annus Horribilis della Federazione Calcistica Internazionale e del suo massimo dirigente, Joseph Blatter. Il “padrino “ svizzero è stato accusato di tutto e di più: tangenti, corruzione ed un’infinità di intrighi di corte che hanno portato , nello scorso dicembre, alla sua condanna (a braccetto con Le Roi Platini) ad una lunga squalifica. In pratica, la fine di un regno. Un impero, quello di Blatter, che ha visto il susseguirsi di Campionati Mondiali dalla dubbia validità: dalle mazzette del Marocco per organizzare quello del 1998 ( passato poi alla Francia), alle trattative segrete per l’organizzazione congiunta di Giappone e Corea nell’edizione successiva; al carico d’armi girato dalla Germania al Medio oriente per avere i voti del 2006 ai clamorosi 10 milioni di dollari “donati” dalla stessa FIFA alla Concacaf per sostenere il Sudafrica post assegnazione del 2010. E poi i contratti e i costi pompati a dismisura per Brasile 2014, che hanno eliminato di fatto qualsiasi concorrenza, e le valanghe di petroldollari provenienti da Russia e Qatar per le future edizioni del 2018 e 2022, attualmente a forte rischio di svolgimento.
Alla luce di un tale polverone mediatico ( e penale) è facile concludere che anche uno dei più antichi e acclamati riconoscimenti mondiali calcistici come il Pallone d’oro abbia perso non solo interesse ma anche, e soprattutto, credibilità. Una soluzione plausibile, auspicata da molti, per tornare agli antichi fasti del passato potrebbe essere la frammentazione del premio in quattro macro aree: miglior portiere, miglior difensore, miglior centrocampista e miglior attaccante. Si potrebbero accontentare le varie categorie e garantire un maggior appeal al tutto. Possibile che dalla metà degli anni ’50 ad oggi la lunga lista dei vincitori annoveri soltanto due difensori e un portiere? Stiamo parlando, naturalmente, del mitico “ragno nero” Jascin, portierone russo premiato nel 1963; di Matthias Sammer, baluardo difensivo del Borussia Dortmund vincitore della coppa Campioni nel 1996; e del nostro Fabio Cannavaro, capitano di quella Italia campione del mondo che fece del reparto difensivo la chiave del trionfo finale del 2006. Ma, come detto, stiamo parlando di eccezioni assolute. Negli ultimi quindici anni sono pian piano scomparsi dall’albo d’oro portieri, difensori e addirittura centrocampisti: come se essere il miglior giocator d’Europa equivalesse a segnare valanghe di gol e basta. Di questo passo logico che aspettarsi un vincitore diverso dai “tre tenores” Ronaldo, Messi e Neymar sia assolutamente insensato.

E allora torniamo all’idea sopracitata. Suddividendo il premio per ruoli si eliminerebbe, forse in maniera definitiva, quella fastidiosa tendenza di premiare soltanto chi marca più volte il punto ( dimenticandoci inoltre le differenze di marcature difensive e gioco che esistono tra un campionato spagnolo ed uno italiano o inglese). Naturalmente per rendere il tutto fattibile andrebbe drasticamente ristretta la lista dei votanti: Categoria Portieri affidata al giudizio di giornalisti esperti ed ai numeri uno dei principali campionati europei, Categoria Difensori ai difensori e così via. Bello e democratico far votare tutti, ma per un premio di tale prestigio occorre anche una giuria di qualità, esperti del settore che seguano costantemente ed imparzialmente il susseguirsi delle vicende dei vari campionati europei. Qualcuno potrebbe anche storcere il naso: ma come, il calciatore più pagato, con più visibilità dentro e fuori dal campo e che segna sempre e comunque non è anche il migliore del continente e del mondo? Il lavoro iniziale, e più ostico, sta proprio nel cambiamento di questa recente affermazione di pensiero. Del resto nel globo esiste già un Pallone d’Oro per ciascun continente che tiene conto della cultura e delle abilità calcistiche del paese che rappresenta. Quattro categorie, quattro premi: parare un calcio di rigore vale meno di segnarlo? Un salvataggio sulla linea non merita il giusto riconoscimento quanto un gol di tacco? Ovvio che questa soluzione non riuscirebbe a ripristinare il buon nome della FIFA (almeno non nell’immediato), ma quantomeno potrebbe garantire una maggiore equità al Pallone d’Oro, restituendo i giusti stimoli anche ai calciatori che non vedranno mai gonfiarsi la rete avversaria dopo un loro tiro. E in questo modo eviteremmo anche il ripetersi di veri e propri “scandali” dei casi Maldini e Baresi e Buffon, tanto per citare alcuni fuoriclasse assoluti mai riconosciuti .
E che il “sovrano” Messi non ce ne voglia.

 

Alessandro Lavorgna

 

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