Poteva essere “Gioielli del calcio”: Marko Livaja

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La parabola discendente del giovane attaccante croato che, scappato da Bergamo, si trova ora sommerso di critiche anche in Russia e la sua avventura con il Rubin Kazan rischia di vedere la parola fine molto prima di quanto preventivato ed auspicato da società, tifosi e giocatore.

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Livaja zittisce i tifosi dell’Atalanta

Di giocatori come Livaja, molto dotati tecnicamente, ma propensi più a fare di testa propria senza comportarsi con professionalità, rischiando di buttare all’aria un’intera carriera, è pieno di esempi più o meno famosi.
La parabola del bad boy croato ha iniziato la sua vertiginosa discesa durante la militanza nell’Atalanta, dove si è reso protagonista più di una volta di episodi disdicevoli, come risse con i compagni di squadra, come quando prese a pugni il compagno e connazionale Radovanovic che lo accompagnava tutti i giorni in macchina agli allenamenti, perché Livaja non aveva ancora la patente e furiosi litigi con l’allenatore Colantuono.

Dal canto suo il giocatore aveva dichiarato così il suo addio alla squadra bergamasca: “Appena arrivato mi hanno preso di mira. I miei compagni erano invidiosi e Colantuono non mi ha aiutato, anzi, in un allenamento ci siamo presi, se non ci dividevano i compagni non so come sarebbe finita”.

Considerando che la sua nuova avventura in terra russa è già agli sgoccioli dopo poche presenze ma tante critiche e polemiche, dovute soprattutto alla sua scadente forma fisica, ai chili di troppo accumulati e a prestazioni pessime, risulta difficile credere alla versione vittimistica di un ragazzo che in campo e sui social si è reso anche protagonista di insulti razzisti contro gli italiani, chiamati “bastardi” e “merde”.

Dal canto suo Colantuono ha fatto sapere che è meglio non inizi a parlare del suo ex giocatore né per quanto riguarda ciò che concerne il campo né la sfera privata, perché non basterebbe un’enciclopedia per racchiudere tutto.
L’addio a gennaio sembra ormai nell’aria ed il ragazzo avrebbe già fatto sapere ai suoi procuratori di trovargli un’altra squadra pronta ad accoglierlo per dargli un’altra, l’ennesima possibilità che, visti i precedenti, non siamo sicuri venga sfruttata al meglio. Dopotutto, le possibilità non sono infinite, neanche per un giocatore dalle indiscusse qualità come lui.

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Livaja esulta con la maglia dell’Inter

Cresciuto calcisticamente nell’Hajduk Spalato, ad agosto del 2011 si trasferisce a Cesena, con la quale fa il suo esordio nella gara terminata 0-0 con la Fiorentina. L’Inter fiuta il talento e riesce a ottenere la comproprietà del cartellino, portandolo tra le fila della propria primavera. Qui, riesce a vincere il Campionato Primavera della stagione 2011-2012 e la NextGen Series, giocando da titolare fisso della squadra e garantendo buone prestazioni.

L’Inter decide di riscattare anche l’altra metà del cartellino ed il 2 agosto 2012 riesce anche a fare il suo esordio in occasione della partita di preliminare di Europa League contro l’Hajduk Spalato, sua ex squadra. Circa un mese dopo il suo primo gol nerazzurro, sempre in Europa League, contro quella che qualche tempo dopo sarebbe diventata la sua nuova squadra: il Rubin Kazan.

Come spesso succede in Italia, nonostante le ottime premesse, il ragazzo viene mandato a fare un po’ di gavetta, rimanendo nerazzurro, ma spostandosi in compartecipazione da Milano a Bergamo, nell’operazione che portò Schelotto all’Inter.
Qui Livaja, nella prima gara da titolare, regala ai suoi nuovi tifosi quello che sarà l’unico bel ricordo di tutta la sua esperienza: la prima doppietta in Serie A, ai danni della Roma. Dopo quella partita è stato solo un susseguirsi di quelle che sono state soprannominate “le livajate”, che lo hanno portato, nonostante la pazienza e la fiducia riposta in lui dalla società, dai compagni e dai tifosi per molto tempo, a dare l’addio al calcio italiano per trasferirsi al Rubin.

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Uno dei due gol di Livaja alla Roma

Poca professionalità e molta arroganza, spesso era come se in campo non fosse mai entrato e a fine partita la maglietta era sempre asciutta. Se c’è una cosa che proprio non va giù ai tifosi atalantini è proprio vedere un giocatore che non lotta, che non si danna per la causa della squadra e che a fine partita non può strizzare il sudore dalla maglia.

Molte volte finito ai margini della squadra a causa di motivi disciplinari, famosa è quella volta in cui non venne convocato a causa di un presunto virus intestinale per la partita di San Siro contro il Milan e andò con gli amici al ristorante a mangiare una bella e succosa bistecca, come documentato da una foto postata il giorno dopo della partita su un suo social network.

Il resto è storia recente, molte critiche e pochi motivi di elogio per questo ragazzo che, forse, non si è minimamente reso conto della fortuna che ha avuto. Difficilmente un tipo così deciderà un giorno di cambiare radicalmente atteggiamento dimostrando più maturità e professionalità.
Marko Livaja è il classico giocatore che ti fa esultare due volte: quando arriva in squadra, e quando viene venduto…

Bondanese Daniele

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Daniele Bondanese

Daniele Bondanese

20 anni, sono uno studente di psicologia con una profonda passione per il calcio in tutti i suoi aspetti. Seguo con particolare attenzione i giovani talenti emergenti nei principali campionati europei. Forte interesse per tutta la serie A e B ed il Foggia Calcio per la Lega Pro.

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