Giro 2016, promossi e bocciati

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Volendo fare un bilancio di questo Giro d’Italia 2016, uno dei più belli ed emozionanti degli ultimi anni, bisogna provare ad accantonare le emozioni degli ultimi tre giorni di corsa rosa e provare ad analizzare con freddezza l’intero arco della manifestazione ciclistica più importante al mondo, dopo il Tour de France.

Nibali Giro

Vincenzo NIbali, vincitore del Giro d’Italia

Vincenzo Nibali: 8,5 So perfettamente che potrebbe risultare un voto tirato per il ciclista che si è vestito di rosa a Torino e che ci ha fatto emozionare davanti alla TV come non accadeva dai tempi di Pantani. Il discorso è che a fronte di due tappe semplicemente clamorose, ce ne sono state molte di più in cui lo squalo è sembrato giù di forma e fuori condizione fisica, in un Giro che per percorso ed avversari avrebbe dovuto dominare dall’inizio alla fine, consapevolezza che forse lo ha bloccato psicologicamente più che fisicamente, infatti una volta con le spalle al muro ha deciso di tirar fuori una di quelle prestazioni che hanno fatto grande la Hollywood sportiva. Rimane il dubbio della caduta di Kruijswijk, senza la quale probabilmente il Messinese avrebbe raggiunto solamente il podio, ma la corsa non si fa con i sè e con i ma, ed il vincitore ha sempre ragione.

Esteban Chaves: 7 Il colombiano ha corso un giro da autentico campione, salvo poi sciogliersi nel finale quando ormai gli sarebbe bastato difendersi per regalare uno storico bis alla sua Colombia. L’impressione è che avesse dato veramente tutto nelle prime 18 tappe di giro ed essere arrivato scarico alla parte finale di competizione, un problema che alla sua età può starci eccome. Lascia questo Giro d’Italia con l’amarezza per un grande risultato fallito, ma anche con la consapevolezza di poter ambire ad una carriera di altissimo livello, se saprà gestirsi al meglio nei prossimi anni, prendendo esempio da Quintana e non dai Rujano e Perèz Cuapio di turno per citare altri Sud Americani che sembrava dovessero spaccare il mondo.

Alejandro Valverde: 8 Fermi tutti, sto dando a Valverde un punto più che a Chaves e un’inezia meno che a Nibali, perchè mai? La risposta è semplice, per l’atteggiamento. Era il suo primo giro e l’obiettivo dichiarato era salire sul podio e vincere una tappa, risultato? Arriva terzo e riesce a giungere a braccia levate in occasione della sedicesima tappa. Ciò che più impressiona è che non si limiti a fare il compitino, il solito scattino a 500 metri dal traguardo per guadagnare pochi secondi, ma tende imboscate l’una dopo l’altra, facendo valere la sua esperienza, una su tutte? Il tentativo di fuga con l’intera Movistar nell’ultimo tappone alpina, dopo un paio di Km dal via, palese che stessero solo cercando di testare la gamba di Kruijswijk, ma ci fa capire la profondità tattica di un corridore come Valverde, che per caratteristiche nelle corse a tappe non dovrebbe ottenere grossi risultati ed invece è sempre lì a giocarsela.

Steven Kruijswijk: 9 Era il più forte del Giro e lo avrebbe probabilmente vinto, ma ha finito per non centrare neppure il podio a causa di una caduta. E’ giusto che non abbia trionfato a Torino, poichè non è solamente uno sport di gambe, ma vince anche chi sa andar meglio in bicicletta e sicuramente l’olandese ha molto da imparare da Nibali, Amador e tanti altri in questo senso, però la testardaggine con cui prosegue la tappa della caduta, nonostante una costa rotta, svariate escoriazioni e nessun compagno di squadra a dargli una mano, ingaggiando una cronometro di svariati Km, dal Colle dell’Agnello a Risoul, ci danno la dimensione di un corridore in forma straripante e con una capacità di soffrire ai limiti dell’umano. Magari riuscirà un’altra volta a vincere un grande giro, ma l’impressione è che la sua occasione sia volata via in quella spettacolare caduta contro un banco di neve.

Bob Jungels: 8 Caratteristiche totalmente differenti, è vero, ma mi ha ricordato Andy Schleck. Maglia bianca vinta con estrema facilità e un futuro da protagonista al Tour. E’ di lui che ci ricorderemo nei prossimi anni, quando battaglierà da protagonista nei grandi giri europei.

Gianluca Brambilla: 8 Chissà se ricapiterà di vedere una maglia rosa che tira per un suo compagno, anche questo è successo durante il 99esimo Giro d’Italia. Brambilla si è messo a disposizione del suo leader, Bob Jungels, nonostante fosse in testa alla classifica generale. Forte in pianura e in salita, fortissimo in discesa, Brambilla è un ciclista che può puntare alla top ten nei prossimi anni, ma che io ritengo abbia davanti a sé un futuro da gregario di lusso, erede naturale di quel Marzio Bruseghin che ogni capitano avrebbe voluto al suo fianco.

Scarponi giro

Scarponi, vero asso nella manica al Giro d’italia 2016

Michele Scarponi: 10 E’ lui il vincitore morale del giro. Tutti parlano di Nibali, giustamente vista l’impresa del siciliano, ma tra gli appassionati echeggia il nome di Scarponi. Corridore che forse avrebbe potuto vincere il giro, sicuramente con le gambe per finire sul podio, Scarponi ha saputo mettersi totalmente a disposizione di Nibali, in una collaborazione che, con le dovute proporzioni, mi ha ricordato il duo Pantani-Garzelli del 2000. Emblematica il suo stop nella tappa del Colle dell’Agnello, in cui dopo essere andato in fuga ed essere transitato per primo sulla Cima Coppi, il gregario di lusso di Nibali è stato fermato dall’ammiraglia per aiutare l’attacco del suo capitano, rinunciando di fatto ad una sicura vittoria di tappa. Il suo forcing ha sgretolato il gruppo quando c’era necessità di fare selezione, le sue doti in discesa e pianura hanno permesso a Nibali di vincere questo Giro d’Italia.

Domenico Pozzovivo: 3 Bocciatura completa per lo scalatore italiano. Era partito con l’idea di terminare fra i primi 5 ed alla fine ha subito un ritardo enorme dalla maglia rosa. Mai protagonista, sempre fra i primi a staccarsi, decisamente un giro negativo per Pozzovivo.

Rigoberto Uran: 5 Era partito per vincere almeno una tappa, ma sostanzialmente è riuscito a terminare in una buona posizione in classifica generale solo grazie alle prestazioni degli ultimi giorni, un giro incolore per lui, che credo ne sancisca la definitiva dimensione nelle grandi corse a tappe.

Damiano Cunego: 6 E’ vero, non è riuscito a vincere una tappa, non ha fatto classifica ed alla fine gli è sfuggita anche la maglia azzurra, ma l’impressione è che l’ex piccolo principe sia ormai un ciclista che ha dato ciò che poteva a questo mondo, senza però togliersi la possibilità di far sognare i suoi tifosi per un paio di settimane. Alla fine della carriera dimostra quell’acume tattico che mancava quando le gambe lo sorreggevano, riesce a fare sempre la mossa giusta, peccato che gli altri vadano proprio più forte di lui.

Organizzazione: 9 Disegnano un percorso favoloso e ci regalano una corsa a tappe spettacolare come non accadeva da anni, flessibili anche nel consentire i rifornimenti anche quando vietato dal regolamento, in momenti in cui la tappa lo richiede o a modificare il tempo massimo per dare il via libera agli attacchi delle varie squadre. Ottima anche la gestione del cambio ruote, che infatti era con Kruijswijk quando l’olandese è caduto, segno di un’assistenza ai corridori ai limiti della perfezione.

Giuseppe Villani

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Giuseppe Villani

Studente di medicina con la passione per qualsiasi competizione. Leggere, scrivere e suonare è tutto quello che so fare. Vodka Martini please, shaken, not stirred.

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