L’Olimpo maledetto

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Era scritto nelle stelle. Un finale di carriera sceneggiato da un Dio irriverente.
La corda è tesa, la protagonista esausta per le mille peripezie tentate per restare in equilibrio. È sola, Vanessa, sopra al burrone. Tutto o niente, nessuna via di mezzo. La strada che porta alla medaglia olimpica è terminata, l’arrivo ormai a un passo. Guarda giù, solo per un attimo: le urla dei detrattori, canti di sirene, la chiamano a sé. Lascia stare, guarda avanti come hai sempre fatto. Non è la statura che conta, ma il coraggio di sfidare l’orizzonte.

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Nel 2006, quando appena sedicenne sei salita sul trono del mondo contro ogni pronostico, con un piccolo aiuto della sorte e un’infinita determinazione.
Nel 2008, quando hai abbassato la testa per impugnare meglio le cinghie dell’aratro italiano, da tirare per le pedane cinesi a denti stretti, maledicendo quel dannato infortunio al piede.
Nel 2012, quando un cavillo regolamentare ti ha defraudato della gloria eterna e tu, priva dell’autocontrollo degno degli dei dell’Olimpo, hai pericolosamente barcollato, spinta da un vento che pareva più forte di te.

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Hai tenuto duro, continuando per la tua strada. Da farfalla a cannibale, con la difficile transizione dalla leggiadria alla statuarietà, senza mai perdere l’eleganza che ti contraddistingue. Solo gli stupidi non cambiano mai e tu, camaleontica, hai accompagnato con saggezza gli sviluppi del tuo corpo.
Tutto è scorso sotto di te, wonder girl della ginnastica italiana. Non hai ceduto alle lusinghe dello star system, scacciando i suoi tentacoli per restare ferma sui tuoi obiettivi: alla fama effimera, hai preferito la ricerca della gloria diuturna.
Sei rimasta solo tu, sulla pedana del corpo libero. Vuote le gradinate, i riflettori del palazzetto sono ormai spenti. Solo un fascio di luce penetra da una finestra, sei al centro della scena.

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Esci dalla scena a testa alta. Non ce l’hai fatta, ma non importa: i nostri cuori saranno sempre pieni delle emozioni che hai saputo regalarci. Hai fallito nella gara più importante della tua carriera, ma resta l’orgoglio dell’esserci stata. In dieci anni, a batterti con le più forti, un arco temporale che ha visto decine di tue rivali godere di un effimero trionfo per poi perdersi nel dimenticatoio.
Un morso alla gola. Il battito del cuore rimbomba nell’aria. Il tendine di Achille, e chi se non lui, stride macabro. Bianca come la luna, le nuvole sopra di te. E la tristezza selvaggia, di un’altra buona cosa persa per sempre.

“A volte è solo uscendo di scena che si può capire quale ruolo si è svolto”.

Andrea Zezza



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Andrea Zezza

Fantallenatore incallito, tifo solamente per gli undici beniamini che mando in campo ogni domenica. Amo qualsiasi cosa rotoli in terra, ma non disdegno la ginnastica artistica. "Amarcord" è uno stile di vita.

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