La bella e la bestia: Kerri Strug e il salto maledetto

  •  
  •  
  •  
  •  


Kerri Strug è una ginnasta di serie B, inserita solo all’ultimo momento nella convocazione alle olimpiadi di Atlanta del 1996. La storia delle “Magnificent Seven” che regalano il primo oro di squadra alla nazionale statunitense è fatta di alti e bassi: oggi vi racconto dell’inutile sacrificio di una di quelle ragazze, e del suo formidabile aguzzino.

Image and video hosting by TinyPic

Bela Karolyi porta in trionfo Kerri Strug

Bela Karolyi è il migliore allenatore al mondo, su questo non ci sono dubbi. Nadia Comaneci è stata la sua magnifica creatura, così come le tante altre ginnaste che hanno segnato l’apoteosi della ginnastica rumena negli anni ’70. I suoi metodi di allenamento sono oltremodo discutibili, seppur ridimensionati negli ultimi anni per il valore economico che ogni ginnasta porta con sé, ma gli obiettivi vengono sempre raggiunti. Nel 1981, durante una tournée a New York voluta dal dittatore Ceausescu per portare soldi al partito, Bela scappa e chiede asilo politico agli USA insieme alla moglie Martha e al coreografo.
Nel 1996 arriva il momento tanto atteso da tutti gli Stati Uniti: i giochi olimpici di Atlanta. La fibrillazione è palpabile in tutti gli sport e la ginnastica artistica non è da meno. Questa volta gli americani vogliono primeggiare e mettere fine all’egemonia dei paesi dell’Est. Per portare a compimento questo progetto la federazione si rifà proprio a Karolyi, consegnandogli le chiavi delle palestre e dandogli carta bianca sulla preparazione delle ginnaste.

Image and video hosting by TinyPic

Bela e Martha Karolyi, allenatori della Strug ad Atlanta 1996

Proprio gli allenamenti e i trattamenti delle sue atlete sono l’argomento più spigoloso su cui gli alti dirigenti devono chiudere un occhio. Bela viene dai distretti minerari della Romania più profonda, dove i genitori portano le proprie figlie in palestra per avere una possibilità di sopravvivenza migliore, senza guardare tanto per il sottile su come vengano gestite. La dieta delle ginnaste prevede una quantità tra le 900 e le 1300 calorie al dì, che corrispondono a: un pandorino la mattina, riso bianco e petto di pollo con verdure grigliate a pranzo, due tazze di cereali a cena. Solo per il compleanno, un dolce al cacao con le fragole. Il tutto condito da 8 ore di allenamento al giorno, tra le grinfie di Bela e di sua moglie. Tutto questo, permesso in Romania perché finalizzato alla gloria del partito, viene messo a tacere negli States, interessati più ai lanci pubblicitari e al marketing che si potrà sviluppare una volta avuta la medaglia, che alla salute delle sue atlete.

Kerri è uno scricciolo proveniente da Tucson che bussa alla porta del Grande Orco, ma ottiene una risposta negativa. I genitori, ostinati, continuano imperterriti a fare delle avances e alla fine ottengono che la loro piccola si alleni con i Karolyi. Bela però non la prende mai seriamente in considerazione: la trova troppo timida, con poca costanza e ancor meno autostima. È una delle tante ragazzine che compongono il suo harem, accolta soltanto per ragioni economiche: essere allenate da Bela è un privilegio che costa caro.

Image and video hosting by TinyPic

Kerri Strug durante un esercizio

Le olimpiadi di Atlanta dovevano risplendere sotto il nome di Dominique Moceanu, una bambolina di 1 metro e 45 per 30 chili a cui era addirittura già stata preparata un’autobiografia. La ginnastica però è lo sport più imprevedibile al mondo e quando meno te lo aspetti, ti fa lo sgambetto. La Moceanu, complice la rottura della tibia avvenuta poco prima dei giochi, non brilla e cade addirittura in entrambi i salti al Volteggio. Tocca quindi alla Strug farsi carico degli errori della superstar e regalare l’oro alle compagne. Di quei palpitanti momenti la stessa Strug dirà in seguito: “Quando Dom è caduta la prima volta, ho pensato – No, non ci credo, lei non cade mai.- Quando è caduta di nuovo mi sono detta – Dimenticalo. E’ un incubo.- Il mio cuore batteva all’impazzata, sapendo che sarebbe toccata a me. Mi sono detta – Questo è, Kerri. Hai fatto questo salto migliaia di volta, quindi vai e fallo -“.

Il primo salto di Kerri è una copia di quello della sua compagna e termina con un arrivo di sedere sul tappeto, riportando un infortunio alla caviglia. Il secondo salto è uno Yurchenko con un avvitamento e mezzo. A questo punto, la ginnasta si gira verso il suo allenatore: “Devo proprio fare il secondo salto? È necessario?”. La risposta di Bela è immediata: “Kerri, abbiamo bisogno che tu ne faccia un altro, ci serve per l’oro. Puoi riuscirci. È meglio farlo”. Via dunque, di nuovo dietro la linea di partenza. L’esercizio va a buon fine, la Strug riesce a terminare con entrambi i piedi per poi ritirare all’istante il sinistro, accasciarsi a terra e piangere. La diagnosi è impietosa, la caviglia è in pezzi e la sua carriera da ginnasta professionista finirà poco dopo le Olimpiadi. Bela esulta per il tanto agognato oro e solo dopo andrà a sincerarsi delle condizioni di Kerri, mostrando un esasperato buonismo quando la porta in braccio sul podio, mentre lei è ancora in lacrime e porta un vistoso rimedio di fortuna alla gamba.
Kerri Strug salta anche la finale individuale dove è rimpiazzata dalla Moceanu e scopre una scottante verità: il suo salto è stato inutile. Le russe, seconde classificate, sarebbero arrivate dietro comunque. Di poco, 0.821 punti di differenza, ma pur sempre d’argento.

Image and video hosting by TinyPic

Le lacrime di Kerri Strug, un mix di gioia e dolore

L’eroina di Atlanta è Kerri, su questo non ci sono dubbi. La sua voglia di non deludere le aspettative, di giocarsela ad ogni costo una volta raggiunto il sogno di bambina, di regalarsi il momento più bello della sua vita. Gli Stati Uniti sono maestri nella spettacolarizzazione del dolore, la scuola hollywoodiana non tradisce e la vicenda di Kerri finisce su tutte le prime pagine delle più importanti riviste nazionali. Il suo dramma personale di atleta e soprattutto di ragazza viene cavalcato dai media, esaltati da questa storia che gli permette di commuovere e al contempo inorgoglire il pubblico.

Questa non è una storia a lieto fine: Kerri ha smesso di praticare ginnastica in seguito alle pessime cure ricevute durante i tour promozionali post-Atlanta, mentre i Karolyi continuano ad allenare. Machiavelli giustificava i mezzi in nome del fine, e non è forse ciò che accade in tutte le palestre del mondo?

Bela Karoly e Kerri Strug sono una delle tante sfaccettature che assume lo sport, qualunque esso sia, quando viene inglobato in un macrocosmo più grande. Il business pubblicitario nel caso di Kerri, lo sfruttamento per fini politici durante l’egemonia sovietica.  Non i primi dunque, e purtroppo neanche gli ultimi. La domanda da porre a chi verrà è: “Quanto vale una medaglia?”.

Andrea Zezza

N.B. Questo articolo ti è piaciuto? Seguici sulla nostra pagina Facebook “It Must Be Sport” per non perdere nemmeno uno dei nostri articoli e rimanere costantemente e gratuitamente aggiornato 24 ore su 24 su tutto quello che succede nel mondo dello sport!

 



  •  
  •  
  •  
  •  

About author View all posts Autor website

Giuseppe Villani

Studente di medicina con la passione per qualsiasi competizione. Leggere, scrivere e suonare è tutto quello che so fare. Vodka Martini please, shaken, not stirred.

4 CommentsLeave a comment

  • […] Pochi giorni fa Sergei Starkin ha accettato di diventare l’allenatore personale di Aliya Mustafina (qui una sua intervista), stella della nazionale russa che mira con caparbietà ad arrivare a Rio 2016 nella miglior forma possibile: dopo un anno di rodaggio, comunque pregno di successi, la Mustafina pare aver ritrovato il fenomeno che è in lei ed è fortemente decisa a chiudere in bellezza la sua carriera. Dietro la scelta di Starkin, tanti retroscena degni di una nazione che riporta a galla situazioni da Unione Sovietica. Vi riportiamo l’intervista integrale ad Alexander Alexandrov, ex allenatore della Mustafina, costretto ad allontanarsi dalla Russia e dalla sua ginnasta per volere dei coniugi Rodionenko, arcigni tecnici della nazionale famosi per la mancanza di scrupoli avuti nei confronti delle loro atlete: in quanto a metodi spartani, non hanno nulla da invidiare agli altrettanto noti coniugi Karolyi. […]

  • Già Andrea, quanto vale una medaglia? E’ un tema da approfondire perchè può essere esteso a tutti gli sport! Allenamenti massacranti, centinaia di rinunce (dalla banale birra, fino al sacrificio della propria vita sociale) spesso coincide anche con il dover canalizzare tutti i propri sforzi per un unico obiettivo, con il rischio che un semplice infortunio possa mandare in fumo il lavoro di una vita. Penso a Sport come la ginnastica o l’atletica, dove basta una frazione di secondo per cancellare ore ed ore di sforzi giornalieri. La gloria, i soldi, la soddisfazione personale, la notorietà, Parigi val bene una messa, disse Enrico IV, ma quanto vale una medaglia?

  • L’agonismo è da prendere con le pinze, specie in uno sport come la ginnastica. Non è mai facile, ma nella ginnastica in particolar modo. Occorrerebbe una preparazione precisa per gli allenatori, pedagogica, psicologica, oltre che tecnica e tanto buon senso. Non è facile ma è affascinante, l’agonismo inteso come ricerca del risultato di un percorso è quanto di più gratificante ci possa essere…bisogna però essere pronti ad accettare tutto, sconfitte e imprevisti per primi…e anche questo è una lezione di vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.