U.S.A. stop, l’oriente è aureo

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Gli Stati Uniti perdono clamorosamente la loro egemonia sull’oro mondiale al volteggio femminile: una serie che vede come punto di partenza i salti iridati di Kayla Williams di Londra 2009, passando per Alicia Sacramone e McKayla Maroney. Prima di allora, la cinese Fei Cheng e la coreana Su Jong Hong avevano letteralmente dominato la finale dei campionati di Stoccarda 2007.

Volteggio

Il podio al volteggio, da sinistra: Biles, Hong, Skinner

A sette anni di distanza, l’asse si sposta nuovamente ad oriente con la vittoria, giocata su pochi centesimi di punto, della nordcoreana Un Jong Hong (15.599) sulla favorita statunitense e campionessa del mondo All-Around Simone Biles (15.554).

L’esecuzione della Hong non è stata certamente delle migliori in nessuno dei due salti presentati, ma con un Cheng e un Amanar (coefficienti D rispettivamente 6.4 e 6.3) la ginnasta orientale aveva già in partenza nove decimi di vantaggio sulla Biles (D 6.3 e 5.6). Un’esecuzione rasentante la perfezione di entrambi i salti non è dunque bastata alla giovane ginnasta d’oltreoceano, la quale ha dovuto accontentarsi di un secondo posto che le va un po’ stretto.

Soddisfacente medaglia di bronzo per la seconda americana presente in finale, MyKayla Skinner (15.366), che rispetta la posizione ottenuta in fase di qualificazione presentando alla giuria un Cheng di pregevolissima fattura (migliore rispetto al medesimo salto eseguito dalla Hong), ma proseguendo con un DTY decisamente non all’altezza delle incredibili difficoltà portate dalla coreana (D 5.8).

Le restanti finaliste possono essere considerate una spanna sotto le tre ginnaste occupanti il podio, con una Sosnitskaya (14.966) che finisce quarta sporcando notevolmente il Cheng, da poco inserito nel suo programma, e una Steingruber (14.716) in evidente difficoltà di espressione, forse dovuta a problemi alla schiena.

Alle parallele asimmetriche viene confermato il monopolio cinese visto in qualificazione, con la Yao (15.633) che batte di misura la connazionale Huang (15.566); terzo posto alla Spiridonova (15.283).

Parallele

Il podio alle parallele asimmetriche rappresenta a grandi tinte l’oriente, da sinistra: Huang, Yao, Spiridonova

La finale viene aperta dalla Mustafina, ieri febbricitante, che non mostra la solita leggiadria tra gli staggi e conclude con un deludente sesto posto (15.100). La sua compagna Spiridonova svolge invece un esercizio estremamente preciso e dotato di discrete difficoltà, chiudendo al momentaneo primo posto in attesa delle due rivali cinesi. L’unica statunitense in gara, Ashton Locklear, deve provare a scalzare la russa per evitare un podio senza americane, ma nonostante il buon compito portato a termine non riesce a superare l’eccellente Spiridonova (15.266).

In attesa di Yao e Huang, ultime a salire sull’attrezzo, si avvicendano una Downie tanto esplosiva quanto imprecisa (15.166), la tedesca Hill (14.333) e la britannica Ruby Harrold, autrice dell’unica caduta di giornata (13.666).

La prima delle contendenti per il titolo è Huang Huidan, campionessa mondiale in carica alle parallele asimmetriche. In un body viola, lontano finalmente dalla militarizzazione rossa alla quale la Cina ci ha abituati, la Huang si libra tra gli staggi con precisione robotica e chiude al momentaneo primo posto a quota 15.566 punti.

Yao Jinnan

Yao Jinnan conclude il suo esercizio alle parallele asimmetriche: l’oro resta ad oriente

Yao Jinnan è una cinese atipica: ormai diciannovenne, calca palcoscenici internazionali da svariati anni, mostrando di aver raggiunto una maturità ed una aggressività nell’approccio agli esercizi insolite nelle sue connazionali. Non ha le sembianze di un cyborg, riesce ad emozionarsi ed emozionare. La sua storia non è fatta di grandi trionfi e statue celebrative, dal 2011 anno del suo debutto non ha mai vinto un oro. Ad inizio 2014 la scaramanzia prevale e Yao cambia il nome da Jinnan (Oro difficile da raggiungere) a Ziyi. Dopo lo smacco di Londra con il quarto posto a 0.150 punti da Elizabeth Tweddle e la paradossale caduta degli scorsi mondiali di Anversa, è giunta l’ora della rivalsa.

Rapidità d’esecuzione, equilibrio, forza. Nell’esercizio di Yao c’è tutto. I giri in cubitale sono uno spettacolo per gli occhi e l’uscita in doppio teso mette in pace con il mondo il ginnasta insito in ogni spettatore. Con 15.633 punti, è oro: l’oriente continua ad avere il monopolio delle parallele asimmetriche

Giudici

Giudici di gara

L’unica nota negativa della giornata è suonata dai giudici, stavolta non per valutazioni dubbie ma per clamorose sviste. Alle parallele Huang si è presentata con un vistoso braccialetto rosso al polso, passabile di penalità (-0.3); subito dopo la campionessa Yao ha svolto il suo esercizio senza la pettorina segnante il numero dell’atleta (-0.3). A termini di regolamento, questi due casi vanno sanzionati senza il minimo ripensamento. È indubbio che tali restrizioni rappresentano dei pesanti, atavici scheletri che la ginnastica artistica si porta dietro da ormai troppi anni, tuttavia finché esiste una regola vigente essa va rispettata. L’augurio che si può rivolgere a questo sport è che si spogli nel più breve tempo possibile di queste preistoriche vesti.

Nel complesso una giornata di finali di altissimo livello, con punteggi notevoli e pochissimi errori; risultano solamente due le cadute totali dagli attrezzi tra uomini e donne quest’oggi.

 

Andrea Zezza

 

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Andrea Zezza

Fantallenatore incallito, tifo solamente per gli undici beniamini che mando in campo ogni domenica. Amo qualsiasi cosa rotoli in terra, ma non disdegno la ginnastica artistica. "Amarcord" è uno stile di vita.

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