Atto finale

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Ci siamo. Siamo arrivati alla gara della verità. E l’atmosfera non potrebbe essere più elettrica. Tra la sfida interna a Yamaha tra Valentino Rossi e Jorge Lorenzo, l’odio ormai aperto e dichiarato tra il Dottore e Marquez e le penalità inflitte al pesarese nel post-Sepang, questo Gran Premio di Valencia dà l’idea di essere qualcosa che ricorderemo nei decenni a venire, comunque vada. Un Thriller psicologico più che una semplice corsa, il cui canovaccio è intuibile ma il finale tutt’altro che scontato. Una gara con questa tensione a livello mentale credo non si sia mai vista sulle piste di moto GP. Noi proviamo a raccontarvela tramite gli occhi di cinque piloti, e che vinca il migliore.

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Marc Marquez, Jorge Lorenzo e Valentino Rossi

On board camera Dani Pedrosa

Partiamo dal vincitore dell’ultima gara, Dani Pedrosa, ormai fuori dalla competizione per il titolo, ma da qualche gara tornato fortemente alla ribalta. Il problema dello spagnolo nella massima serie su due ruote è sempre stato lo stesso: tende ad eclissarsi nelle gare che contano. Volendo ricorrere a una metafora manzoniana, magari un po’ forzata ma per certi versi percorribile, potremmo paragonare Pedrosa a un Don Abbondio delle due ruote, un uomo pacioso e senza dubbio con delle qualità, ma che quando il gioco si fa duro difficilmente combatte per vincere.

C’è una questione di fondo però: se è vero che Pedrosa ha dei seri problemi ad incidere nelle gare importanti, c’è anche da dire che la pressione non è minimamente sulle sue spalle a Valencia. Metti una Honda super competitiva, aggiungi un Dani Pedrosa rilassato, un circuito che conosce bene e uno stato di forma invidiabile ed ecco che avrai una possibilissima spina del fianco. Se poi la fame di vittoria di chi invece questo Mondiale se lo sta giocando davvero creerà sullo spagnolo la pressione che credo, chissà che non torni il solito Pedrosa che convince ma non vince.

On board camera Marc Marquez

Se abbiamo paragonato Pedrosa a Don Abbondio, non possiamo esimerci dall’ associare la figura di Marc Marquez a quella di Don Rodrigo, il signorotto che impedisce a Rossi e Lorenzo, in versione Renzo e Lucia, di essere artefici del proprio destino. Gli attriti tra lo spagnolo e Valentino Rossi ci sono stati eccome, ma sempre nascosti dietro a sorrisi mai veri fino in fondo che infatti tra Phillip Island e Sepang si sono trasformati in odio profondo e tangibile. Le accuse mosse a Marquez dal Dottore hanno avuto l’effetto contrario sullo spagnolo che, anziché placare la propria voglia di rivalsa su Valentino Rossi, ha accentuato ancor di più la propria vendetta finanche a risultare abbastanza plateale seppur, tendiamo a rimarcarlo, entro i limiti del regolamento giuridico. La gara di Marquez non ritengo sarà nulla di nuovo rispetto alle ultime due gare. Se Valentino riuscirà a risalire fino alle prime posizioni l’ostacolo Marquez si presenterà in tutta la sua forza. Spingerà come non mai, caverà fino all’ultimo cavallo dalla propria Honda, persevererà in quel fastidioso atteggiamento che così bene aveva funzionato in Malesia. In ogni confronto al limite con Rossi uno dei due è sempre andato per le terre. Troverei molto sorprendente se ciò non accadesse anche a Valencia.

On board camera Jorge Lorenzo

E veniamo ora al caro Jorge Lo-Renzo (o Lucia se mal digerite i giochi di parole). Lo spagnolo di casa Yamaha si presenta chiaramente da favorito all’appuntamento finale, nonostante lo svantaggio di sette lunghezze dal compagno/rivale Valentino Rossi, relegato però in ultima posizione. Nel thriller psicologico che abbiam detto essere questa gara di Valencia Jorge Lorenzo è di gran lunga il personaggio più camaleontico e quindi interessante, quello che può tenere lo spettatore incollato allo schermo o annoiarlo a morte. Non conosce infatti mezze misure Jorge, stravince o non è mai in lotta per la vittoria, e quelle poche volte che lo è perde. “Martillo” se le cose si mettono come più gli si addice, asfalto asciutto e pista libera davanti a sé, tigrotto dagli artigli spuntati se invece sopraggiungono degli imprevisti. La preparazione di Lorenzo a pochi minuti dalla gara è mistica dello sport. Impassibile, capo chino e sguardo basso, quasi a contemplare l’asfalto che gli correrà sotto le ruote di lì a breve, pronto ad alienarsi completamente da tutto e tuffarsi nel profondo di sé per non riemergerne fino alla vista di una bandiera a scacchi.

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Jorge Lorenzo nel suo tipico pre gara

Ma questa non è una gara come le altre. Qui ci si gioca un Mondiale, non il primo ma sicuramente il più importante della carriera. Sai che il tuo rivale per il titolo partirà dalla coda della griglia, e che tutto dipende da te. Sembrerebbe uno scenario favorevole allo spagnolo, ma a ben vedere non lo è poi granché. Posso solo immaginare nei miei sogni più reconditi cosa potrebbe succedere nella testa dello spagnolo se a un certo punto della gara, giro dopo giro, gli mostrassero dai box un cartello che recita “Rossi +7”. “Rossi +6”, “Rossi+5” e così via. A quel punto l’alienazione dal mondo sarebbe per forza di cose spezzata, il cervello tornerebbe a pensare e il cuore a temere. E quella è la situazione peggiore in cui Lorenzo possa trovarsi. Non è affatto da escludere che se la situazione si verificasse essere effettivamente questa, non sarebbe Valentino Rossi a mettere fuori gioco il rivale con qualche pirotecnica manovra all’ultimo giro, ma sarebbe lo stesso spagnolo, con una sbavatura fatale o affini. Non dimentichiamo, tra le altre, che Valencia è tra le gare più lunghe di tutto il Mondiale con ben 30 giri e che Rossi nelle libere di venerdì ha dimostrato di avere lo stesso passo sia con la media che con la hard. Il thriller psicologico in salsa manzoniana s’infittisce sempre più.

On board camera Andrea Iannone

È stato di gran lunga lo sportivo a nome del quale sono stati aperti più gruppi su facebook e lanciati più hashtag su Twitter. “#ESCILO- Convincere Iannone ad uscire Lorenzo alla prima curva”, “Convincere Iannone a stendere tutti alla prima curva di Valencia”, “Quelli che vogliono Iannone addosso a Lorenzo alla prima curva del GP di Valencia” sono solo alcuni degli eventi creati sui social per immaginare in maniera scherzosa (ma neanche troppo forse) scenari che francamente paiono improbabili conoscendo la mitezza del pilota abruzzese. Si è passati dall’odiarlo profondamente in Australia, per la bagarre vinta con Valentino, all’idolatrarlo come possibile eroe nostrano, quello che batterebbe il diavolo Marquez al suo stesso gioco. Potremmo dire, continuando nella (s)fortunata metafora tratta da “I Promessi Sposi”, che il nostro Iannone sia il Padre Cristoforo della situazione, un ruolo provvidenziale francamente neanche voluto ma che ormai gli è stato ritagliato ad hoc da tifosi e utenti social. In realtà credo che la gara del pilota Ducati sarà abbastanza tranquilla, col desiderio di fare bene senza mettere i bastoni tra le ruote a nessuno. Se a un certo punto però gli si parasse alle spalle una Yamaha col 46, allora credo che l’urlo che lo invita a scansarsi si alzerebbe prepotente da tutta la penisola e gli giungerebbe alle orecchie direttamente in quel di Valencia.

On board camera Valentino Rossi

Dulcis in fundo non poteva che essere il nostro beneamato Dottore. Appuratone l’errore in terra malese, a Valentino Rossi non resta che correre contro tutto e tutti per cercare di entrare ancor più nella leggenda col decimo titolo iridato. Ne conosciamo tutti la forza.

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Valentino Rossi alla guida della sua Yamaha

Sappiamo che se la gara si mette sulla pressione mentale il più forte è indiscutibilmente lui. Ma siamo anche consapevoli che il fatto che ciò si verifichi dipende principalmente dalla sua gara. Come dicevamo sopra la gara è lunga, ma ci sarà intanto da mantenere una serenità e una calma che Vale stesso ha dichiarato non aver ancora raggiunto nelle libere di Venerdì, e poi si dovrà dar sfogo a tutta la tecnica di cui dispone, perché risalire la china dall’ultima piazzola è già difficile, battere dei rivali (ormai il plurale è d’obbligo) che vanno veloci come se non più di lui sarà ancora più complesso. Poca foga, molta tecnica e tantissimo cuore. Questa sarà la forza di Valentino. Ah, per inciso, alla fine del romanzo Renzo e Lucia si sposano. A buon intenditor poche parole.

 

Alessandro Giovannini

 

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