Fede e i 400 stile libero: Odi et amo

  •  
  •  
  •  
  •  


“Ne ho passate di cose oggi… Ad un certo punto pensavo di aver perso la speranza: oggi pomeriggio mi sono messa a letto e pensavo di avere la febbre ma non volevo misurarla. Nel riscaldamento l’acqua fredda è riuscita a farmela calare. Fino a dieci minuti prima è stata molto dura, questa gara è molto difficile, più mentalmente che fisicamente. Ora sono felice di avercela fatta e di aver nuotato sotto i 4 minuti”.

Parole e musica di Federica Pellegrini.

 

Roma, estate 2009. La piscina del Foro Italico fa da teatro al trionfo della più grande nuotatrice italiana di tutti i tempi. A conclusione di un biennio magico, Federica Pellegrini domina avversarie, febbre e cattivi pensieri, sfata il tabù dei 400 stile libero con annesso record del mondo. E’ la prima donna a scendere sotto il muro dei 240 secondi. In casa, davanti al proprio pubblico. Tutti la attendevano e lei si è fatta trovare. E’ il momento più alto della sua carriera.

Sei anni dopo, ai primaverili di Riccione, Federica potrebbe aver chiuso al terzo posto la sua ultima finale nei 400 stile libero, potrebbe aver detto basta con la gara che più di ogni altra l’ha fatta arrivare nelle case degli italiani ma che più di ogni altra l’ha anche fatta penare. Lei stessa non ha escluso di poterne fare a meno in ottica Rio de Janeiro per concentrarsi su altro.

null

Federica Pellegrini si batte il petto come al solito prima di salire sul blocco di partenza

La relazione tra lei e i 400 è stata di amore e odio, con la particolarità che il secondo era autentico a differenza del primo. La Pellegrini dei 200 stile libero è un’atleta magnifica, un talento naturale, una sirena che attacca l’acqua e azzanna le avversarie a proprio piacimento, mentre la Pellegrini dei 400 stile libero è una nuotatrice costruita, attanagliata da paure e cattivi presagi, il prodotto di settimane e settimane di allenamento fisico ma ancor di più mentale che solo la mano del compianto maestro Alberto Castagnetti sapeva addomesticare e nessun altro.

Se nei 200 si è manifestata per la prima volta al mondo a soli 16 anni, nella cornice olimpica di Atene, nei 400 aveva ottenuto buoni risultati ma non stratosferici fino al momento in cui è passata sotto la protezione del Commissario Tecnico della Nazionale. In coppia, il rendimento di Federica subì un’impennata anche nei 400, culminato con l’oro agli Europei di Eindhoven nel 2008 e il primato olimpico nella batteria di qualificazione alle Olimpiadi di Pechino. Alla sera, in finale, Federica toccò per quinta la piattaforma, al termine di una gara dominata da Rebecca Adlington ma che tutti gli addetti ai lavori avevano pronosticato di proprietà della veneta ancor prima di disputarsi. E’ la prima crisi tra Fede e i 400 stile libero. Il 2009 è il suo anno: oro e record del mondo ai giochi del Mediterraneo, poi l’impresa a Roma di cui sopra. Ad ottobre, la morte di Castagnetti segna la triste fine di un binomio trionfale, irripetibile se ne facciamo una questione di empatia tra allenatore e atleta, e l’inizio della degenerazione nel rapporto tra la Pellegrini e la distanza lunga che l’oro di Shanghai nel 2011 non riuscirà a mascherare. Iniziano le crisi di panico prima delle gare che non pervenivano solo nell’immediata vigilia dei 400 stile, ma che Federica riusciva a gestire con naturalezza nei 200 e non più, senza il suo mentore, nei 400.

null

Il compianto Alberto Castagnetti e Federica Pellegrini

Il capolavoro di Castagnetti nella gestione psicologica  di Federica in ottica 400 è stato unico. L’alchimia che avevano trovato era tale da riuscire ad amministrare una gara che non l’ha mai appartenuta; la pressione di un 400 stile libero è inimmaginabile, la condotta di gara che Federica dovette attuare per strabiliare il mondo in quella finale di Roma fu quella di imprimere alla gara subito un ritmo forsennato e di scappare via nell’ultimo 200, a differenza della tattica più conservatrice che è solita utilizzare nei 200 e che le permette di far spremere le avversarie nelle prime due vasche per poi sbaragliarle con un finale in progressione inarrestabile. Il dover cambiare strategia per vincere da l’idea di come non sia padrona della distanza e questo non fa altro che aumentare la pressione su di lei.

Gli sforzi del biennio magico 2008-2009 sono irripetibili non solo perché di Castagnetti ce n’è uno solo ma perché Fede ha sei anni in più e le nuove avversarie sono da battere siano vere e proprie “novelle Phelps”. Ledecky (colei che le ha soffiato il record del mondo), Costa Schmid ma anche Franklyn e Belmonte Garcia sono navi da guerra che faranno la storia di questo sport anche e non solo nei 400 stile, mentre Federica è una superspecialista di distanze più brevi con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne conseguono. Inoltre, l’italiana è un’atleta che nuota per vincere e ha capito che sconvolgere la preparazione in favore dei 400 senza avere chances di vittoria potrebbe pregiudicare le possibilità di successo in gare dove può dire la sua, vedi sempre e comunque i 200 stile ma anche i 100 dorso. Per caratteristiche, ha dimostrato di essere pressoché imbattibile quando è la più forte in vasca (solo nel 2004 perse da una nuotatrice meno forte di lei come la Potec ma fu la primissima medaglia internazionale, nell’occasione olimpica e a soli 16 anni), al contrario risulta meno in grado di sovvertire il pronostico e soprattutto di farlo in una gara che non le appartiene.

null

La sirena più famosa d’Italia

Se nell’Atletica Leggera i campioni sfidano la carta d’identità aumentando le distanze, nel nuoto più passano gli anni e più gli atleti cercano di abbassarle, sfruttando un livello tecnico presumibilmente stellare rispetto agli esordi per sprigionare in acqua tutta la potenza accumulata in anni di allenamenti.

L’addio ai 400 stile libero sarebbe la scelta razionale e comprensibile di una campionessa che vuole giocarsi tutte le sue chances al massimo nell’ultima partecipazione Olimpica.

 

Francesco Lorenzato  –  cescogallo on Twitter

 

 

 

 

 

 

 



  •  
  •  
  •  
  •  

About author View all posts Autor website

Francesco Lorenzato

Sono un Core de Roma di 23 anni, ambasciatore in Italia per l'associazione "RadioTelePcSport dipendenti". A tempo perso studio Scienze Politiche e pascolo in mezzo a un campo di calcio con l'idea di tentare di arbitrare. Da piccolo mi sono avvicinato al calcio per Simone Inzaghi, al Basket per JR Smith, alla Formula 1 per Mazzacane. Spero che almeno nel raccontare sport sia in grado di prendere la strada giusta. Credo che come esiste un modo ideale di praticare uno sport, ne esista anche uno per raccontarlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.