Esteta del successo

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Federer

Che cos’è l’arte? E’ l’espressione della creatività umana. Non vi è linguaggio universale per definirla e la non inequivocabile definizione della creazione è essenza stessa del concetto ontologico di Arte. Prendiamo un quadro e fissiamolo per ore. Possiamo studiarne la tecnica utilizzata dal pittore, inquadrarne il periodo storico, possiamo scoprire ogni singola pennellata di chi l’ha dipinto eppure c’è un ultimo passaggio che ci rivela la ragione per cui stiamo guardando ammirati quei colori intrecciati, ed è una scintilla esterna al quadro, un’emozione improvvisa che si accende dentro di noi.

L’uomo ha da sempre ammirato maggiormente le opere di una tale possanza e magnificenza da sembrare eterne, forse perché fuggiamo la morte, l’intera storia dell’umanità è collegata alla volontà di lasciare una traccia in questo mondo. Eppure da creature transitorie quali siamo, non potremo mai amare nessuna opera per quanto immensa, come un’opera d’arte estemporanea. Qualcuno diceva che nella vita non contano i respiri che fai, ma quelli che salti e benché questa frase possa sembrare adatta ad un romanzo da leggere in piena adolescenza, magari in una torrida notte d’Estate, tutti noi sappiamo che queste poche parole arrivano dritte al punto. Non abbiamo visto troppi film sulle solide storie d’amore arrivate ai 50 anni di matrimonio, ma l’industria cinematografica e quella musicale ci propinano ogni giorno la storia di un colpo di fulmine, di un momento di svolta in cui il mondo si è fermato e i colori hanno cambiato la loro tonalità, il mondo ha voltato la faccia ed è sbocciato in un tenero sorriso.

Così amiamo la poesia. Così amiamo la musica.

Quando Roger Federer colpisce la pallina, il mondo del tennis e non solo si ferma. La fluidità dei suoi colpi è così naturale da farci credere di poter prendere una racchetta ed imitarlo, lo spettatore attonito avverte una magia nell’aria e l’impressione che qualcosa di fantastico stia per accadere. Come quando il prestigiatore si appresta ad eseguire il suo numero e si rimane in un interminabile limbo tra ciò che potrebbe accadere e quello che effettivamente avverrà.
I piedi leggeri di Federer, in estrema armonia con la figura mai pesante, raggiungono in fretta la pallina; il braccio si piega per un colpo di dritto, il peso si sposta da un piede all’altro per dare rotazione al corpo e imprimere maggior forza nel colpo, la testa sta per girarsi a guardare di lato, come se conoscesse già la traiettoria, come se sapesse dove sarà scagliata la pallina e non se ne curasse. Eppure il tempo si blocca, lo svizzero ferma il braccio e sposta nuovamente il peso del corpo. L’avversario è lontano, si avvede forse in tempo che Federer non imprimerà mai quella potenza solamente caricata, ma si limiterà ad accarezzare dolcemente la palla, facendola ricadere a pochi centimetri dalla rete. Parte in uno scatto bruciante e disperato. Il tennista è a metà strada, sta producendo uno sforzo enorme e probabilmente riuscirà nell’impresa di colpire la pallina, mentre pensa questo e si appresta a raggiungere la linea del servizio, Federer colpisce e il prestigiatore infila la mano nel cilindro. La meccanica è quella di un drop shot, una palla corta, una foglia morta che rimbalzerà pressoché inerme sull’erba. Eppure non si ferma dopo la rete, come se una folata di vento la trasportasse un po’ più in là, si stampa nei pressi della riga di fondo senza strepitare, senza far rumore, nell’incredulo silenzio generale, che precede il boato estasiato.

La testa si gira di lato, la traiettoria era decisa da tempo, l’esecuzione è stata unica, irripetibile. I tifosi esplodono dopo un momento di assoluta meraviglia, un respiro saltato, un “Federer Moment” che difficilmente dimenticheranno. Il coniglio è estratto dal cilindro e l’artista Federer si è portato al di là dello sport, al di fuori della competizione e dello spettacolo. Si è portato in quella dimensione ascetica che rende il tennis un’esperienza religiosa e Roger è assoluto padrone e direttore di questa sinfonia esteticamente angelica, ma diabolicamente crudele per tutti i suoi avversari.

Questa tipologia di colpo, oltre ad una smisurata tavolozza di variazioni che comprendono back di rovescio instabili, colpi di volo difficilmente commentabili in cui pur essendo in totale allungo e spesso dopo un balzo felino, riesce ad essere comunque gentile con la pallina e a farla fermare dolcemente poco dopo la rete. Anche se il colpo che sbalordisce più di tutti e mette d’accordo anche gli addetti ai lavori è il controbalzo. La capacità di giocare colpi potenzi e profondi anche quando la palla gli rimbalza nei piedi e viene colpita una frazione di secondo dopo il rimbalzo è una peculiarità che nessun altro giocatore di tennis può vantare con quei risultati. L’anticipo che ne deriva gli regala angoli e traiettorie sconosciute ai più, con autentiche magie che sfidano le leggi della fisica, ma non è dato sapere come faccia a riuscirci.

Un esteta come Roger, spesso accusato di specchiarsi troppo in sé stesso ed essere un Narciso moderno, deve avere come segreto l’amore, ricambiato, per la pallina da tennis e questo lo ha reso un perfezionista, un talento naturale prestato all’abnegazione, tra le sedute massacranti con Paganini e i cambi di coach, perché si doveva assolutamente migliorare ancora. Perché la bellezza abbacinante del suo tennis doveva avere la meglio su quella terribilmente concreta del suo rivale di sempre, quel Rafa Nadal con cui ha diviso una carriera, al punto tale che in uno splendido articolo, Ferrero ci racconta di quanto sia difficile pronunciare il nome dell’uno senza quello dell’altro. La dolcezza con cui colpisce quando gioca una palla corta, o la violenza con cui schiaffeggia, ma sempre con l’impressione di donare alla pallina una vita propria e mai con la volontà di brutalizzarla, sono il sintomo di un amore reciproco che permea l’aria intorno quando si gioca e si trasmette nell’etere alle folle adoranti che giungono da ogni angolo del pianeta per assistere al miracolo che si compie ogni volta, per indovinare che colpo giocherà ed essere puntualmente smentiti, laddove la realtà supera la fantasia, in una bolla senza tempo che rende il gioco del tennis un’opera d’arte estemporanea, di quelle che come la musica e la poesia, non possiamo esimerci dall’amare.

Giuseppe Villani

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Giuseppe Villani

Studente di medicina con la passione per qualsiasi competizione. Leggere, scrivere e suonare è tutto quello che so fare. Vodka Martini please, shaken, not stirred.

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