L’ultima sigaretta

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Domenica mattina la finale più desiderata dai direttori dei tornei, quella sognata da ogni appassionato di Tennis. Comunque vada ce la godremo dal primo all’ultimo punto, in uno scontro di stili senza tempo, lo Yin e lo Yang.

Da una parte il toro di Manacor e il suo stile da Skater ribelle, dal’altra il genio di Basilea nominato uomo con più stile al mondo. E ancora, l’uomo che ha esasperato il concetto di Top-spin fino a farne un marchio di fabbrica e quello che ha fatto del Back un colpo illeggibile per qualsiasi avversario, il muro invalicabile che si piazza a un metro dalla linea di fondo e ti logora ai fianchi fino a farti sbagliare e un elegante rapace che ti attacca non appena gli si apre dinanzi uno spiraglio. In altre parole la sfida che come nessuna infiamma le folle e ti costringe a schierarti, il meglio che il tennis possa offrire da 15 anni a questa parte, probabilmente i due giocatori che hanno meglio dominato questo gioco, non solo in campo,da quando qualcuno ha preso in mano una racchetta, Nadal e Federer.

Ultimo giro – Roger Federer nel prossimo Agosto arriverà a 36, si è rivelato al mondo nel 2001 quando con discreta irriverenza fece fuori Pete Sampras e alle spalle si è già lasciato tre funerali sportivi con la particolarità di essere sempre riuscito a resuscitare. No, non è stato studiato con Prairie Johnson, ma ha saputo reinventarsi in una resilienza che pochissimi sportivi hanno saputo dimostrare, come spiegavamo qui. Non dimenticherò mai i tifosi delusi dalla finale del 2008 a Wimbledon, guarda caso con Nadal, che ne chiedevano il ritiro perchè ormai considerato un giocatore finito. Né dimenticherò le lacrime di Roger in Australia, – indovinate da chi aveva perso? – che fecero gridare più di qualcuno al fatto che fosse un giocatore molle – “Ma che mollo!” avrebbe detto qualcuno dal curioso verbo – mentalmente debole e quant’altro. Come se si potesse dominare per anni un gioco come il tennis, in cui la componente mentale prevale spesso su quella tecnica, senza essere un mostro di solidità psicologica. Il molle Federer dopo quelle lacrime ha vinto il suo primo Roland Garros, ha trionfato altre tre volte a Wimbledon e anche un’altra volta agli Australian Open, tipiche cose del vostro ideale giocatore finito. Nel 2012 il suo successo a Wimbledon con ritorno al numero uno fu considerato una sorta di canto del cigno, l’ultimo acuto di uno straordinario campione. Eppure dopo un disastroso 2013, assunse Edberg come Coach  che lo trascinò a giocare altre due volte la finale a Wimbledon, due volte quella al Master di fine anno e una finale agli Us Open, trovando in un Djokovic invincibile e nella propria carta d’identità che inevitabilmente non gli permetteva di spaccare il mondo come dieci anni prima, gli ostacoli insormontabili. Così, dopo aver praticamente saltato il 2016 post Australian Open, raggiungendo comunque una semifinale a Wimbledon in condizioni fisiche eufemisticamente precarie, si parlava di ritiro ancora una volta (prima o poi sarà quella giusta).

Federer, nel dubbio, è tornato ancora con il suo tennis unico ed irripetibile, che unisce una preparazione atletica sopraffina ad un campionario di variazioni sconfinato, ha messo in fila 3 top ten, di cui 2 al quinto set e un altro in una lezione gratuita di tennis e si va a giocare la finale più importante di questo freddo inverno, l’ennesimo ultimo giro.

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Fight Club Rafa – Ogni volta che siete in palestra a sudare, con i muscoli che bruciano e la vista che vacilla, pensate: “Cosa farebbe Nadal al mio posto?” La risposta è soltanto una, se manca una ripetizione, ne farebbe almeno altre tre. Nadal è il più grande esempio di abnegazione nel tennis. Esploso giovanissimo e costruito con grande perizia da Zio Toni, Rafa è un cultore del lavoro per il quale le avversità sono solamente una scusa per fare meglio. E’ entrato nel tennis che contava quando Federer era il suo dominatore e tanto per mettere le cose in chiaro, in quel di Miami nel 2004 lo ha annichilito – Non nell’accezione data da Draymond Green a questa parola – per poi iniziare a far tremare qualsiasi giocatore lo trovasse al di là della rete; Nadal, il ragazzino in smanicato che non sbaglia una palla per ora e te la rimanda sempre più forte e pesante. Per darvi un’idea del “Non si molla niente” di Nadal, Filippo Volandri tempo fa ha dichiarato che già dal palleggio la palla di Rafa era ostile, pesante, già da lì cominciava a logorarti la mente.
Così, lui che era nato per giocare sulla terra rossa, ha iniziato a prepararsi per vincere Wimbledon. Dicevano fosse impossibile per lui, invece due titoli e tre sconfitte in finale ne fanno uno dei protagonisti della storia dei Championships. Complice qualche infortunio, Rafa era dato per morto e sepolto già a fine 2009. L’anno seguente ha vinto tre Slam in fila, nel 2012 era sparito dai radar e nel 2013 si è ripreso il trono mondiale. Dopo tre anni di enorme fatica e alla costante ricerca della brillantezza perduta, umilmente cerca un nuovo allenatore e lo trova in Moya, ridicolizza Raonic costringendolo a giocare voléé basse a venti centimetri dalla rete e batte un Dimitrov finalmente a regime, dopo cinque set lottati al termine dei quali quello in grado di correre altri 10 Km, non era di certo il bulgaro.

La superficie – Il cemento rinnovato e velocissimo degli Australian Open si candida ad essere perfetto per dare un senso ad una rivalità che vede un impietoso 23-11 in favore di Nadal. Vero che le partite si sono giocate per lo più su terra rossa, visto che per anni Federer è arrivato in fondo a tutti i tornei, su tutte le superfici, ma è anche vero che i precedenti agli Australian Open e su cemento outdoor in generale, pendono comunque a favore dello spagnolo, mentre le sfide su cemento rapido e indoor sono state quasi tutte decise a favore dello svizzero. Così la situazione di cemento rapido, ma temperatura fresca e umida, unita alle condizioni outdoor, dovrebbero rendere la superficie più neutrale possibile, quasi come lo fu la “Battle of Surfaces”, su di un suggestivo campo metà in erba e metà in terra battuta.

Chiavi del matchIl giorno di riposo in più per Federer e le 5 ore giocate da Nadal in semifinale, dovrebbero accorciare la forbice fisica che da sempre favorisce Nadal regalandoci due tennisti in condizioni atletiche molto più vicine che se si fosse giocato 5 giorni fa.

Per Federer la chiave sarà il servizio. Affidarsi a “mamma prima” e variare il più possibile, cercando di aprirsi il campo sin da subito. Lo vedremo spesso abusare dello slice esterno da destra, per giocare il classico “Schema Federer”: Servizio e dritto anomalo vincente e quindici incamerato in fretta. Non dovrà cadere nella rete di scambi di Nadal, bensì accorciarli il più possibile a costo di prendersi qualche rischio e di farsi infilare a rete, consapevole del fatto che più la partita si allungherà e più Nadal sarà il favorito.
Roger dovrà infine selezionare i punti sul servizio di Nadal in cui dare tutto, tattica che ha pagato dividendi a Madrid nel 2009, mettere la God Mode On e capitalizzare almeno il 30 % delle palle break che Nadal gli offrirà. Il campo veloce gli offre infine la possibilità di giocare in controbalzo, attaccando con l’anticipo che gli ha garantito le facili vittorie su Nadal al Master di fine anno e che hanno sostanzialmente menomato il gioco di Wawrinka in semifinale, la cui peculiarità in comune con alcuni colpi di Rafa è la lunghezza nella preparazione dei colpi più pesanti.

Per Nadal gira tutto intorno alla capacità di entrare nello scambio, quindi cercare di servire prime non per forza vincenti, ma abbastanza lavorate da permettergli di iniziare a muovere Federer il più possibile, chiudendolo nella solita diagonale di rovescio, incubo notturno degli ultimi 15 anni dello svizzero. Cercare di fargli giocare sempre un colpo in più è l’arma per destabilizzare lo svizzero e indurlo a rischiare anche nei colpi all’apparenza più comodi, una tattica che si rivelerà vincente soprattutto se vedremo un buon Nadal in risposta, e aggressivo sulle seconde di Federer, tattica che costringerebbe Federer ad aumentare il coefficiente di difficoltà delle prime, abbassandone la percentuale e dunque aumentando gli scambi. Lo vedremo servire arrotato al corpo nei punti più pesanti, l’unico tipo di servizio che Federer ha sempre faticato a gestire negli anni e con l’età che ti toglie la velocità nel riflesso rimarrà un enigma anche nella super sfida di domenica.

 

Giuseppe Villani

 



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Giuseppe Villani

Studente di medicina con la passione per qualsiasi competizione. Leggere, scrivere e suonare è tutto quello che so fare. Vodka Martini please, shaken, not stirred.

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