Perchè tifare.. Maria Sharapova

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E’ possibile che non riesca proprio a tifarla, che non la sopporti e che la trovi a tratti antipatica, non comprenda spesso il suo gioco e le sue scelte, ma allo stesso tempo la consideri un esempio da seguire e far seguire dai giovani? Questo paradosso può avere origine solo se la tennista in questione è una bella siberiana di 188 cm: Maria Sharapova.

Sharapova Grunting

Gli urli della Sharapova sono diventati un “Must”

 

Carriera in breve: Nasce a Njagan, in Siberia il 19 Aprile 1987, ma la sua formazione tennistica avviene negli USA alla corte di Nick Bollettieri. I genitori di Masha non avevano i soldi per trasferirsi entrambi oltre oceano, così fu suo padre ad accompagnarla all’accademia del primo allenatore di Agassi, il quale si accorse subito di avere tra le mani una Ferrari; con sicurezza sentenziò che la figlia sarebbe diventata numero uno al mondo. Non era un sogno ma una certezza. Nel 2002 fa il suo esordio nel circuito WTA, vince il primo titolo al Japan Open nel 2003 e riceve il premio “Newcomer of the Year”. A soli 17 anni, nel 2004, Maria arriva in finale a Wimbledon dove nasconde la pallina a Serena Williams e vince 6-1 6-4, laureandosi campionessa del torneo londinese. Trionferà anche alle Finals e di nuovo contro Serena, che però si infortuna avanti 4-0 nel terzo set, coronando una stagione memorabile. Nel 2005 diventa numero uno del mondo, negli anni seguenti si toglierà lo sfizio di vincere almeno una volta tutti i restanti Slam, completando il Career Grand Slam a Parigi nel 2012. Conquista anche un argento olimpico a Londra ed occupa la posizione numero uno del Ranking Mondiale per 21 settimane.

Motivazioni tecniche: Maria Sharapova non gioca un bel tennis, diciamocelo. Incarna il prototipo della nuova generazione di tenniste, dei solidi robot dal fondo del campo, con una capacità atletica e difensiva che gli permette di giocare sempre un colpo in più delle avversarie. Nonostante i suoi 188 cm non è una buona giocatrice di volo, ma le sue lunghe leve le permettono di arrivare con il giusto timing sui colpi delle avversarie, dandole la possibilità di affondare dei tremendi fendenti da entrambi i lati del campo. La potenza nei colpi piatti di risoluzione è la chiave del gioco della tigre siberiana, una tennista con il “Killer Istinct” in grado di ferire la sua preda per poi finirla senza pietà.
Il servizio è il suo punto debole: se prima dell’infortunio alla spalla del 2007 era una macchina oliata e collaudata, in grado di raggiungere velocità impressionanti sia con la prima che con la seconda, da dopo l’intervento è diventato il tallone d’Achille della bella russa, che è ormai solita commettere una miriade di doppi falli in ogni partita.

Sharapova foto

Maria Sharapova in tutta la sua bellezza

 

Motivazioni estetiche: Benchè non centrino molto con il grande tennis e le ragazze le snobbino abbondantemente, le ragioni estetiche fanno la loro parte nella scelta della tennista da supportare. Maria, porta come argomenti a sostegno della sua tesi un fisico statuario e due gambe autostradali, oltre che l’innegabile sex appeal della selvaggia siberia. Se mai dovessimo elencarvi i 10 motivi per seguire il tennis femminile, beh Masha sarebbe sicuramente uno di questi.

Fuoco interiore: Maria Sharapova odia perdere. Nessuno ama farlo è vero, ma lei proprio lo odia, non può accettarlo. Lei è la migliore e non esistono altre tesi che possono smentirla. Masha è la dimostrazione pratica del proverbio “Un perdente trova una scusa, il vincente trova una strada”. L’infortunio alla spalla ha stravolto il suo gioco, lei che era superba sui campi veloci si è trovata senza servizio, ma invece di incaponirsi nel ritrovare il vecchio gioco ha saputo evolversi, spostando il suo sguardo sui campi più lenti. E’ tornata numero uno al mondo seppur orfana della sua battuta, è diventata la regina dei campi in terra battuta mostrando una maturità fisica e mentale che non si trovano in molte persone di questo pianeta.

La sua ascesa ai vertici del tennis mondiale è stata frenata dal prepotente ritorno di Serena Williams, tennista che si incastra perfettamente con il gioco della Sharapova post-infortunio. Una delle tante formula di chimica del tennis, ma quella che più di ogni altra ha segnato l’epoca contemporanea della racchetta. Tuttavia, osservare Maria nei match contro l’americana, è un’esperienza altamente istruttiva non soltanto per i giovani sportivi, ma per chiunque riesca a mettere in relazione lo Sport e la vita. Nonostante i suoi colpi siano “spuntati”, la Sharapova cerca di essere sempre un po’ più profonda, di tirare ancora più angolato e di correre ancora più velocemente. Non si arrende mai, ha gli occhi della tigre anche quando sa che contro quella che sta dall’altra parte non vi è nulla da fare. Non è romana ma nessuno su un campo da Tennis interpreta il  “Qua non se molla un ca**o!” meglio di lei. Poi alla fine perde, ma lo fa con la dignità di chi ci ha messo l’anima, il cuore e la testa, l’onore di chi combatte fino alla fine, con fiducia infinita nei propri mezzi e nel proprio lavoro. Pazienza se la vita le abbia messo davanti Serena Williams, lei è Maria Sharapova e se mai ci fosse un barlume di speranza di vincere quella partita, state pur certi che lei lo sfrutterà.

Giuseppe Villani

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Giuseppe Villani

Studente di medicina con la passione per qualsiasi competizione. Leggere, scrivere e suonare è tutto quello che so fare. Vodka Martini please, shaken, not stirred.

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