Perché tifare. . . Roger Federer

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Terzo appuntamento con la nostra rubrica “Perché tifare”. E’ il turno dell’attuale n.2 del ranking mondiale, del tennista più vincente e tifato al mondo. Volete anche voi entrare a far parte del suo club? Tranquilli, non sarebbe l’avvertenza di una mancanza di personalità. Al contrario, sarebbe comprensibile. Signore e signori, Roger Federer.

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Roger Federer conquista il suo primo titolo a Wimbledon

 

Carriera in breve: Roger Federer nasce a Basilea, in Svizzera, l’8 Agosto del 1981 da una famiglia per metà svizzera, per metà sudafricana. A 6 anni prese in mano la prima racchetta, a 12 anni decise che tra il tennis e il calcio, che aveva iniziato anch’esso a praticare con discreti risultati, sarebbe stato il primo il compagno della sua vita. Nel 1995 diventa campione svizzero assoluto, nel 1998 vince il Wimbledon Juniors, approda nel circuito professionistico, vince la sua prima partita in un torneo Atp contro Guillaume Raoux. Nel 2000 raggiunge le finali nei tornei di Marsiglia e Basilea, partecipa alle Olimpiadi di Sydney dove conosce quella che poi diventerà sua moglie e madre delle gemelline Myla Rose e Charlene Riva e dei gemellini Leo e Lenny: Mirka Vavrinec. Un anno più tardi vince il primo torneo in quel di Milano, prima di sconfiggere ai quarti di Wimbledon Pete Sampras, ponendo fine alla striscia di 31 vittorie consecutive sull’erba londinese dell’americano, nel giorno considerato unanimemente come quello del passaggio di consegne, quello della fine dell’era Sampras e dell’alba dell’era Federer. Nel luglio del 2003 vince il suo primo Wimbledon, travolgendo in finale Mark Philippoussis, nel 2004 trionfa per la prima volta agli Australian Open in finale contro Safin e dopo essersi riconfermato all’All England Club contro Roddick, conclude a braccia alzate anche la sua campagna agli Us Open, sconfiggendo in finale Lleyton Hewitt. E’ la stagione che lo vedrà per la prima volta occupare la posizione n.1 del ranking Atp. Nel 2008 vince la medaglia d’oro nel doppio olimpico in coppia con Stanislas Wawrinka, nel 2009 completa il Career Grand Slam affermandosi sulla terra rossa del Roland Garros, in una finale senza storia al cospetto di Robin Soderling. Nel 2014 trascina la Svizzera alla vittoria della prima Coppa Davis. Federer, tra gli innumerevoli record che detiene, è rimasto in testa alla classifica mondiale per 302 settimane.

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Federer in un’azione di gioco

 

Motivazioni tecniche: Roger Federer e’ il giocatore più completo del circuito, uno dei tre più completi della storia di questo gioco. Il suo gioco non ha apparenti punti deboli ma solo alcuni aspetti che, nel corso degli anni, lo svizzero ha provveduto a migliorare in nome della perfezione. E’ estramamente competitivo in tutte le superfici, outdoor o indoor che siano. Effettua tutti  i colpi con una naturalezza disarmante; il dritto e’ a detta degli addetti ai lavori il colpo migliore, e oggettivamente il motivo principale del suo dominio tra il 2003 e il 2007. I lungo linea e gli incrociati che escono dalla sua racchetta impressionano per efficacia ed eccellenza stilistica, il poter contare anche sul dritto anomalo e sul dritto inside-in obbliga gli avversari a basare il proprio piano partita sulla ricerca del rovescio con lo scopo di fargli dimenticare l’uso del dritto. Il rovescio a una mano, uno dei più estasianti del circus da un punto di vista prettamente estetico, e’ anch’esso fortemente migliorato nel corso degli anni. La scelta degli avversari di battezzarlo come colpo debole, obbligata per la verità, ha sortito l’effetto di allenarlo e aumentarne così il tasso di pericolosità e la fiducia che lo svizzero nutre in quel colpo. Può colpire piatto o in top spin, ma è con il suo back dal rimbalzo basso e maligno che ha sgretolato le certezze di molti avversari. Tuttavia, e’ il servizio il colpo che oggi misura lo stato di forma e di competitività del tennista di Basilea: la prima di servizio e’ un mix di precisione potenza, la seconda di servizio un’arma atomica per la varietà di modi in cui può decidere di tirarla. In slice esterno da destra, precisa al centro, lavorata al corpo. E’ difficilmente leggibile e per questo priva di antidoto. Quando Rog serve con buone percentuali, è difficile pensare che possa uscire sconfitto dal campo.

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Il servizio è l’arma in più di Federer

 

Come tutti i campioni che si rispettino, anche Roger Federer ha avuto evoluzioni tecniche, metamorfosi, crisi e rinascite che non hanno fatto altro che aumentarne la considerazione agli occhi degli appassionati. Il primo Federer, quello con codino e t-shirt, era irascibile, istintivo, immaturo. Fracassava racchette come se non le fabbricasse lui, fino ad un match disputato ad Amburgo, dove decise che in quel modo avrebbe fatto il male della propria carriera, d’ora in poi sarebbe stato capace di tenersi tutto dentro. Poi c’è il secondo Federer, quello del cardigan e della Polo, l’uomo che tutte le madri auspicano per le proprie figlie, elegante, politically correct, icona delle buone maniere e prestavolto dei più nobili marchi.

La mononucleosi che ne ha pregiudicato i risultati nel 2008 e la contestuale crescita di quelli che poi avrebbero condiviso con lui lo scettro del n.1, ovvero sia Nadal e Djokovic, non gli hanno impedito di tornare grande nel 2009. Così anche i problemi alla schiena che hanno caratterizzato il 2013, non gli hanno tolto la forza di tornare più forte di prima nel 2014, per giocarsi al massimo delle proprie possibilità le ultime cartucce di una carriera invidiabile.

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Il camaleontico Federer nell’ambito della moda

 

Federer e la magia: sono pochissimi gli esempi di sportivi fatti su misura dello sport che praticano. Tantissimi quelli di sportivi, pur fenomenali, che hanno raggiunto livelli eccelsi costruendosi fisicamente e pensando il proprio gioco a tavolino. Federer non ha mai avuto bisogno di sedersi e immaginare cosa avrebbe potuto fare per possedere uno o un altro colpo, bensì tutto ciò che sa fare gliel’ha donato Madre Natura in un giorno di esclusiva magnanimità. Possiede un corpo perfetto per giocare a Tennis, piedi velocissimi, ma soprattutto una coordinazione e un polso misteriosi. E’ sempre sotto controllo, non sbraita dalla fatica anche perché sembra non farne. Capita che neanche sudi. Possiede un’eleganza fuori dal comune per lo sport in senso lato, ma esattamente quella pensata per il Tennis. Sa essere simpatico durante le interviste, ha un ottimo rapporto con tutti i membri del circus, è parte attiva del sindacato giocatori. Nell’ultima fase della sua carriera ha sviluppato un senso di maggiore attaccamento al match e voglia di vincere ogni punto che gioca, e che sfoga attraverso un uso più frequente dei “Come on”. Assistere a un suo match è terribilmente appagante, perché sai prima che cominci che ti regalerà almeno una perla. Non sai mai cosa, ma sai che nell’arco di un suo match ci sarà una fase che prenderà il nome di “Federer’s Moment”, in cui lui potrà fare ciò che gli altri possono solo immaginare. Quei colpi scritti sul manuale del Tennis e mai mostrati da nessun collega prima di lui. E’ il momento in cui cambia marcia, innesta la “God Mode” come la chiamano i suoi tifosi, “Va a giocare in un luogo sconosciuto” dice Agassi e, come affermato dallo stesso Nadal, la nemesi di Federer per eccellenza, puoi solo attendere, limitare i danni e sperare che la tempesta passi presto. Un genio del tennis con lo charme di James Bond.

Ecco perché tifare Roger Federer.

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Il suo dritto. Ecco perché tifare Roger Federer

 

Francesco Lorenzato  –  cescogallo on Twitter

 

Perché tfare… Rafael Nadal

Perché tifare… Novak Djokovic

 

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Francesco Lorenzato

Sono un Core de Roma di 23 anni, ambasciatore in Italia per l'associazione "RadioTelePcSport dipendenti". A tempo perso studio Scienze Politiche e pascolo in mezzo a un campo di calcio con l'idea di tentare di arbitrare. Da piccolo mi sono avvicinato al calcio per Simone Inzaghi, al Basket per JR Smith, alla Formula 1 per Mazzacane. Spero che almeno nel raccontare sport sia in grado di prendere la strada giusta. Credo che come esiste un modo ideale di praticare uno sport, ne esista anche uno per raccontarlo.

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