Semplicemente la più forte

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serena

 

Perchè Serena Williams è la tennista più forte della storia? Analisi di un argomento controverso, forse fine a sé stesso, ma comunque affascinante come pochi altri.

Era l’estate del 2006, quando la numero 139 del mondo faceva il suo ingresso in campo in Ohio per il primo turno del torneo di Cincinnati. Altre siedevano sul trono del tennis mondiale, altre riempivano le copertine delle riviste sportive e del glamour. Eppure i suoi lenti passi scuotevano ritmicamente i vaporosi capelli. La pelle bruna incorniciava lo sguardo selvaggio della leonessa, i denti bianchissimi che avevano azzannato così tanto negli ultimi anni, parevano aver dimenticato il sapore del sangue. L’aria condizionata dell’impianto americano doveva avere qualcosa di familiare per la tennista di casa, anche se quello – come Indian Wells – era il torneo dei bianchi, in una storia di segregazione razziale che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Il sorteggio, i palleggi di riscaldamento e poi i tre minuti dell’arbitro. Una routine affrontata centinaia di volte nel decennio precedente, che culmina con il primo servizio e finalmente dà inizio alla caccia della leonessa americana. E il pensiero finalmente si distende sul presente, si rifugia nel gioco che l’ha resa grande, abbandonando per un momento la dolce nostalgia del decennio passato, di una gloria che stenta a ritornare.

E’ il 1999 e una giovane tennista afroamericana ha appena fatto fuori la Davenport e quel fenomeno di Monica Seles. A 18 anni è in finale agli Us Open e si trova davanti la reginetta del tennis mondiale, quella Martina Hingis che solo due anni prima, alla sua stessa età, dominava il circuito e ridicolizzava le avversarie. Incredibilmente non c’è partita, tra le due teenager è l’americana a trionfare. Inizialmente conquista il primo set per 6-3, poi prosegue incamerando anche il secondo al tiebreak, sarà la prima di tante altre volte in cui sentiremo l’arbitro di una finale slam esclamare: Game, set and match: Miss Williams.

Abilità fisiche e teniche – Tra il 2002 e il 2003 Serena Williams monopolizza il circuito e si va a prendere il numero uno mondiale, completa il grande Slam in doppio e sopratutto vince tutti e quattro i tornei dello Slam consecutivamente, realizzando il “Serena Slam” visto che ciò accade a cavallo di due anni e non nella medesima stagione. Il suo è un tennis nuovo, non si basa sull’eleganza dei colpi e sulla discesa a rete, non richiede back di rovescio o soluzioni estemporanee. No, Serena Williams – ancor più rispetto alla tecnicamente più completa sorella Venus – si “limita” a martellare da fondo campo la sua avversaria. La sua palla pesa quanto un comodino, dritto o rovescio non fa differenza, le avversarie faticano anche solo a respingere la palla al di là della rete. E poi c’è il servizio. Il servizio di Serena non è propriamente un’arma bianca e neppure un fondamentale come gli altri. Il suo servizio è un’arma di distruzione di massa, solamente a lei concessa. Lo tira a velocità inaudite, sia con la prima che con la seconda, riesce a giocarlo piatto o arrotato senza sostanziali differenze e sopratutto, segreto di Serenona, come la chiamano i suoi tifosi, è la capacità di trarre il massimo dal servizio nei momenti di maggior necessità, fronteggiando le palle break con la fiducia e la sicurezza che solamente una super campionessa può avere.


(Come affrontare un servizio simile?)

Negli ultimi anni ha perso qualcosa in mobilità, ma la pesantezza di palla è rimasta invariata se non addirittura aumentata. Così l’unico schema in grado di darle fastidio, ovvero muoverla in orizzontale il più possibile, può diventare complicato da eseguire visto che la cura Mouratoglou le consente di arrivare in equilibrio sulla palla, magari in leggero ritardo ma comunque con l’equilibrio necessario per esprimere la sua potenza e girare l’inerzia dello scambio. Questa qualità difensiva – unita alla crescita tecnica nei fondamentali d’attacco che le consentono di tirare un vincente da qualsiasi punto del campo a patto di avere un buon timing sulla palla – la rende una tennista contro cui è difficile fare la partita o comunque averne parte attiva, costringendo le avversarie a trovare un piano B ( o anche C) o a soccombere nella loro incapacità di trovare un’alternativa al braccio di ferro da fondo campo (vedi Sharapova).

Una carriera costellata da alti e bassi, infortuni disparati e pochissima continuità, relegavano Serena Williams, fino a qualche anno fa al gruppo delle migliori tenniste della storia, senza poter però ambire al titolo di migliore di sempre. In realtà bisogna analizzare la sua intera carriera, contestualizzarla al suo personaggio e alle sue uniche capacità per comprendere che sì: Serena Williams è la tennista più forte della storia, ha solo aspettato qualche anno per consacrarsi come tale.


(Un mix dei punti più belli di Serena nel 2014)

Sensazione di Onnipotenza – Al di là degli impressionanti numeri della minore delle Williams ciò su cui più ci dobbiamo soffermare è la sensazione di onnipotenza che regalava agli addetti ai lavori ed agli appassionati. Negli ultimi 15 anni, infatti – facendo forse la sola eccezione per la terra rossa che ha visto in Justine Henin la sua prediletta – al momento di stilare il borsino delle favorite, si facevano 3-4 nomi e poi si aggiungeva una postilla: “Occhio che se Serena sta bene può spuntarla lei”. Una mina vagante d’elite direbbe qualcuno, una dimostrazione di strapotere risponderei umilmente io. Il fatto che le gerarchie, il ranking e i piazzamenti degli ultimi anni valgano ben poco di fronte ad una Serena in condizione fa pensare e le regala un grande margine sulle avversarie, una dose di fiducia non indifferente considerando quanto conti la psicologia nel tennis.

A mio giudizio, il più grande in uno sport è colui che riesce a far dipendere i suoi successi solamente da se stesso. Non ci devono essere tabelloni facili, avversari scarsi o acciaccati, condizioni meteo ideali e via dicendo, no, gli basta essere nella condizione psico-fisica di esprimere il proprio gioco e la vittoria verrà da sè.

Ciò che avevamo visto a sprazzi nello scorso decennio si è palesato in tutta la sua magnificenza negli ultimi 3 anni e mezzo. Come un bellissimo quadro che avevamo intravisto nelle tessere di un puzzle ma che possiamo ammirare totalmente solo dopo aver messo insieme i pezzi. La risoluzione dei problemi fisici, la stabilità con Mouratoglou – dal 2012 esclusivamente coach di Serena – che l’ha guidata dopo la sconfitta al primo turno dei French Open nel 2012 e la concentrazione solamente sul tennis giocato, senza le distrazioni mondane che ne hanno accompagnato la carriera, ci hanno regalato un autentico carrarmato. Numero uno incontrastata, detiene contemporaneamente i 4 slam, realizzando un nuovo Serena Slam 12 anni dopo il primo –  con la possibilità di chiudere il Grande Slam a New York fra poco più di un mese – ha aggiunto un oro olimpico in doppio, con Venus, e uno in singolare, strapazzando le avversarie e lasciando ad una grande giocatrice come Maria Sharapova la miseria di un solo game nella finale per l’oro. Ha vinto, inoltre, l’ultima edizione delle WTA Finals, legittimando l’epiteto di “Campionessa di tutto” senza che questa espressione assuma la connotazione di un’iperbole come accade in altri ambiti.

Le Avversarie – L’unica accusa che può essere mossa a un fenomeno come la Williams dai suoi detrattori è la mancanza di avversarie degne. Posto che l’unica veramente alla pari di Serena sarebbe potuta essere sua sorella Venus – e siamo certi che avrebbero preferito entrambe delle sfide alla pari, piuttosto che la malattia debilitante di Venere che ne ha caratterizzato una parte sostanziale di carriera – bisogna considerare la lunga permanenza di Serena nel circuito, permanenza che l’ha portata a sconfiggere, fra le altre, Monica Seles, Martina Hingis, le due belghe Clijsters e Henin, nonchè Maria Sharapova e le tenniste “Super-Fit” della nuova generazione. Quattro epoche diverse, quattro stili diversi di gioco ed una sola campionessa, l’unica che può alzare l’asticella ad un’altezza impossibile per le altre.

Giuseppe Villani

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Giuseppe Villani

Studente di medicina con la passione per qualsiasi competizione. Leggere, scrivere e suonare è tutto quello che so fare. Vodka Martini please, shaken, not stirred.

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