The Punisher

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E’ tornato. Delpo is Back. No, non è il telegiornale di Formentera di Bobo Vieri, ma la realtà, una dolcissima realtà in cui ormai avevamo smesso di credere da tempo.

Del Potro è tornato in sordina, sciorinando back di rovescio e botte da orbi con il dritto, alternando servizi vincenti ad una condizione fisica invidiabile. Cresciuto partita dopo partita ha saputo entrare nell’epidermide dei suoi avversari, nelle loro più recondite paure fino ad esplodere totalmente in un’estate che ricorderà per tutta la vita. Prima l’exploit a Wimbledon, con la vittoria ai danni di Wawrinka, poi la conquista dell’argento olimpico dove ha messo in fila gente come Djokovic e Nadal, prima di arrendersi al campione di Wimbledon in carica, Andy Murray; agli Us Open è stato il futuro campione Wawrinka a spezzarne i sogni di vittoria ma il trionfo contro Murray al quinto set nella semifinale di Coppa Davis, sancisce il ritorno ai massimi livelli del tennista più amato al mondo dopo Roger Federer.

“Si vis pacem, para bellum”   Se vuoi la pace, prepara la guerra. Una locuzione latina di autore ignoto che è divenuta il motto di Frank Castle (A.k.a. “The Punisher”) personaggio dell’universo Marvel tornato per vendicarsi di un mondo corrotto e intrinsecamente sbagliato. Del Potro deve aver fatto sua questa frase ed essersi preparato a tornare più forte di prima, come l’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri. Così ha preso una lista di nomi, i più forti del mondo e si è messo sulle loro tracce. Non è interessato a Del Potro se questo gli avrebbe potuto procurare punti ATP, scalare posizioni in classifica e trovare un numero consono al suo nome e palmarès, no, la torre di Tandil voleva misurarsi con i più forti per dimostrare agli altri e a sé stesso che se era tornato non lo aveva fatto per onor di firma, ma per chiudere tutti quei conti lasciati in sospeso nell’ultimo quadriennio olimpico. Così è riuscito in un’estate dove i Berdych, Gasquet, Raonic e Tsonga falliscono da anni: batterli tutti. A parte Federer fermo ai box per infortunio, ha messo in fila i primi 4 giocatori del mondo (comunque lo Svizzero, seppur per status non possa essere escluso da tale novero, è scivolato fuori dai primi 4 a causa dell’infortunio schiena/ginocchio) e lo ha fatto con quel tennis di attacco ed esuberante prepotenza che aveva fatto innamorare gli appassionati del gioco.

(La logica schiacciante di Del Potro/The Punisher rispetto ai vari Tsonga-Gasquet-Raonic-Dimitrov/Daredevil)

Resilienza – Eppure Del Potro, oltre che grande esempio di tecnica e talento, nonché di cuore ed abnegazione, è la dimostrazione di quanto sia importante nello sport la capacità di adattare il proprio gioco alle mutate condizioni fisiche e tecniche. Quando Federer vide di non essere più in grado di competere ad altissimi livelli, dopo un periodo nero come la pece, decise di cambiare racchetta e di accorciare gli scambi, tornando ad essere offensivo come in gioventù, sopperendo così alle mancanze atletiche dettate dall’età. Quando Bryant si ruppe l’indice della mano destra, non si scompose e modificò radicalmente la sua meccanica di tiro, sì quella meccanica che fino all’anno prima gli aveva regalato 4 titoli NBA, ma la cui reinvenzione gli garantì ancora tre anni di altissimo livello ed un anello NBA con annesso MVP delle finali.

Così Del Potro ha saputo accettare l’idea di dover lavorare alacremente su due aspetti del suo gioco: il rovescio che non gli avrebbe più permesso di sparare missili bimani, come nel celebre US Open del 2009 chiedere a Nadal e Federer per credere, e il footwork che da ottimo sarebbe dovuto diventare eccellente, permettendogli di dilatare lo spazio di scelta e preparazione del colpo, in funzione di un massiccio utilizzo del devastante (ma dalla lunga preparazione) dritto piatto, sopperendo così alla mancanza di un altro colpo da K.O .

(Se Del Potro fosse “Piccolo” il suo dritto sarebbe il Makankosappo)

Ora per Delpo è rimasta la possibilità di vincere un torneo importante in questo 2016, ma sopratutto l’obiettivo di tornare nei primi 32 – utopicamente anche nei 16 – prima dell’inizio degli Australian Open, al fine di garantirsi una Testa di serie negli Slam del 2017 e quindi probabilità concrete di tornare a competere per la vittoria dei Major e completare una carriera che nemmeno due infortuni ai polsi hanno potuto fermare, d’altronde Del Potro, come Frank Castle è un eroe dal morale indistruttibile che smetterà solamente quando tutti i suoi avversari saranno caduti.

Giuseppe Villani



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Studente di medicina con la passione per qualsiasi competizione. Leggere, scrivere e suonare è tutto quello che so fare. Vodka Martini please, shaken, not stirred.

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